Si chiama David Sheldrick Wildlife Trust ed è un parco naturale fondato alla fine degli ’70, il cui unico obiettivo è quello di strappare gli orfani di elefante alla morte per abbandono. Creato da Dafne Sheldrick, vedova di un etologo kenyota, il centro fonda la sua filosofia sul rispetto e l’amore verso questi incredibili animali spesso vittime della crudeltà umana. L’accoglienza dei cuccioli di pachiderma è la conseguenza diretta del continuo abbattimento di esemplari da parte dei bracconieri o dei combattimenti di guerra, in particolare le femmine che lasciano soli e indifesi i loro piccoli. Ma anche il risultato dell’abbandono dei cuccioli da parte del branco, a causa della carestia e della siccità che colpiscono l’Africa.

I piccoli, nonostante le grandi dimensioni, sono dei veri e propri cuccioli che spesso vengono intercettati mentre vagano spaesati e affamati. Recuperati e condotti presso il centro, situato all’interno del Parco Nazionale dello Tsavo, verranno accuditi e allevati dallo staff della struttura. Per questi animali è stato studiato un latte apposito, un surrogato artificiale che servirà per la crescita. L’allattamento è una fase complessa perché in natura i piccoli vengono svezzati solo dopo i due anni e la madre modula il nutrimento a seconda delle necessità fisiche del cucciolo. La fase successiva prevede l’introduzione di cibo solido, come foglie, rami e vegetali.

Al loro fianco, come baby sitter ed educatori, alcuni membri dello staff seguono la crescita e la salute dei piccoli orfani. Si occupano dell’allattamento, della pulizia, dello svezzamento, ma anche del sonno proteggendoli con una copertina. Il legame che si instaura è di quelli duraturi, letteralmente per tutta la vita. La convivenza è fatta di gesti affettuosi e molto amore, nonostante la stazza l’elefante è un animale sensibile in grado di ripagare con molto affetto il bene ricevuto. I piccoli in particolare stabiliscono un forte legame con gli operatori, spesso impegnati a rinfrescare la loro pelle con bagni di sabbia e fango.

Per impedire che mosche e parassiti infettino la cute, e per contrastare il caldo africano, gli elefanti amano rotolarsi nel fango. Gli operatori favoriscono e incentivano questa pratica versando sui loro corpi un impasto di acqua e sabbia. Il rapporto tra piccoli e operatori è continuativo e gli elefantini imparano a riconoscere gli ordini educativi in modo automatico. Basta un gesto, magari un dito alzato, e il cucciolo di pachiderma smetterà di fare capricci e dispetti. Esattamente come una madre con il figlio, i cuccioli di elefante assimileranno l’educazione loro impartita necessaria ad arginare atti pericolosi in età adulta.

27 agosto 2013
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