Gli italiani sono disposti a spendere di più per acquistare cibi locali, sani e genuini. A rivelare questa nuova tendenza ribattezzata locavorismo è una recente indagine commissionata dalla catena di supermercati Coop all’istituto di analisi di mercato Doxa.

Dallo studio è emerso che le abitudini di acquisto degli italiani sono sempre più orientate verso beni alimentari prodotti e trasformati nel raggio di 200 chilometri dalla propria area di residenza. Un italiano su due ha dichiarato inoltre di acquistare abitualmente prodotti tipici. Il 70% è disposto a pagare di più per cibi genuini. Il 65% predilige i prodotti senza OGM.

I consumatori danno fiducia alle filiere locali e sono sempre più restii ad acquistare prodotti che compiono migliaia di chilometri prima di arrivare sulle tavole. Il locavorismo fa bene all’ambiente perché riduce le emissioni di gas serra legate al trasporto di beni alimentari su lunghe distanze. Acquistare prodotti della propria Regione inoltre contribuisce a supportare attivamente le economie locali, contrastando il fenomeno di abbandono dell’agricoltura e favorendo lo sviluppo dell’industria della trasformazione.

Il successo del locavorismo è testimoniato anche dai dati della Coldiretti: 15 milioni di italiani acquistano prodotti a km zero nei 10 mila punti di Campagna Amica presenti in Italia. I consumatori possono scegliere tra ben 273 prodotti a denominazione di origine Dop/Igp. Il mercato dei prodotti tipici è sempre più fiorente e alimenta anche il turismo. In Italia si contano oltre ventimila agriturismi.

La Coldiretti fa notare i benefici per la salute dei prodotti locali. Acquistare prodotti agroalimentari italiani equivale a immettere nell’organismo meno pesticidi. I prodotti italiani sono tra i più sicuri al mondo. Solo lo 0,4% registra una percentuale di residui chimici irregolari. La media europea è invece quattro volte superiore, pari all’1,4%. Ancora più elevata la percentuale di prodotti extracomunitari con residui chimici irregolari: ben il 7,5%.

La Coldiretti ricorda che l’Italia ha adottato regole più rigide rispetto agli altri Paesi UE, vietando di usare il grano tenero per produrre la pasta, l’utilizzo di polvere di latte nei formaggi o l’aggiunta di zucchero al vino.

Alla luce di questi dati l’associazione dei coltivatori invita il Governo a incentivare il consumo dei prodotti italiani a filiera corta sin dalla prima infanzia, obbligando le mense scolastiche a utilizzare cibi locali per ridurre il tasso di obesità infantile e limitare l’esposizione dei bambini ai pesticidi.

16 ottobre 2015
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