Lo shale gas salverà l’economia americana?

Cosa accadrebbe se gli Stati Uniti d’America tornassero energeticamente indipendenti, dopo una quarantina d’anni di importazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente? Risolverebbero parecchi dei loro problemi di deficit, di debito pubblico e di tenuta del dollaro, visto che solo l’anno scorso hanno importato dall’estero beni per 560 miliardi di dollari. Dei quali ben 326 miliardi erano spesa per idrocarburi.

L’analisi l’ha fatta il Wall Street Journal in un pezzo a firma di Michael J. Casey. Secondo l’autore l’indipendenza energetica sarebbe una manna per gli USA e darebbe un’elevata credibilità al debito americano, le cui dimensioni continuano a crescere e preoccupano molti analisti. E fanno infuriare i Repubblicani. Scrive Casey:

In generale, il peso dell’energia sulle importazioni è in discesa grazie ai miglioramenti all’efficienza e ai prezzi bassi, ma la prossima espansione della produzione di shale gas è destinata ad accelerare questo trend. Questa gigantesca componente del deficit americano inizierà a scendere costantemente e ciò vuol dire minor necessità di finanziamenti esteri.

>> Scopri cos’è lo shale gas o gas di scisto

Ma non solo, perché c’è anche una seconda ipotesi da sogno per gli Stati Uniti: diventare esportatore netto di idrocarburi. Shale gas e shale oil promettono di inondare il mercato americano e sono in molti a chiedersi se sia più opportuno lasciarli circolare solo in patria, mantenendo i prezzi bassi per i consumatori di energia, oppure iniziare a vendere petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) all’estero, migliorando di parecchio la bilancia commerciale. Casey cita alcuni conti interessanti:

Eventualmente, gli USA potranno diventare un esportatore netto di energia e, a parità di altri fattori, azzerare il proprio disavanzo con l’estero in 39 anni, secondo le stime di RBC. In ogni caso, gli economisti della banca aggiungono che con il consumo di energia della Cina in fortissima crescita e gli Stati Uniti che beneficiano di un aumento della domanda globale di servizi la bilancia commerciale potrebbe capovolgersi in molto meno tempo.

E la banca RBC non è affatto l’unica a pensarla così: secondo il World Energy Outlook 2012 dell’International Energy Agency (IEA) già nel 2020 gli USA diventeranno il primo produttore al mondo di petrolio, mentre il DOE, cioè il Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti, ha recentemente commissionato uno studio a Nera Economic Consulting sui possibili vantaggi o svantaggi economici derivanti dall’approvazione di una ventina di progetti di GNL già avanzati dai privati. I risultati, in tutti e 63 gli scenari presi in esame, sono economicamente positivi: l’America può fare un sacco di soldi con il fracking del gas di scisti e ora ne ha la prova ufficiale.

Quello che ancora manca, invece, è la prova ufficiale che estrarre shale gas non sia pericoloso per l’uomo e per l’ambiente. Uno studio ufficiale del Governo è ancora in corso, ma i risultati definitivi tardano ad arrivare. Sono già arrivati, e non sono affatto positivi, i risultati di uno studio su fracking e salute condotto dalla ONG EarthWorks.

L’Amministrazione Obama, che non molto tempo fa ha dato vita a una specifica interagenzia per regolare lo shale gas, ha preferito avvertire che lo studio commissionato dal DOE è solo uno dei fattori che saranno presi in considerazione per decidere se, quando e quanto shale gas sarà estratto, liquefatto e venduto all’estero.

Fonti: WSJ, AGI Energia

7 dicembre 2012
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I vostri commenti
Angelo, domenica 9 dicembre 2012 alle19:48 ha scritto: rispondi »

Lascia pure che sfruguglino il sottosuolo per fabbricare idrocarburi di scisto !  Spero solo, per loro, che lo facciano sì negli States ma in quelli molto lontani dalla faglia di S.Andrea ! Emilia docet !

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