C’è Nimby e Nimby, almeno nel Regno Unito. Secondo un recente sondaggio di ICM Research, che ha interrogato 2.027 adulti inglesi, i sudditi della regina preferirebbero avere dietro casa un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili, pale eoliche incluse, che un pozzo di estrazione dello shale gas.

Il sondaggio non è banale, perché lo shale gas è un tema scottante nel Regno Unito dove alcuni credono che dagli scisti si possa ricavare un boom del gas in stile americano mentre altri, come Greenpeace, hanno fatto calcoli ben più complessi mostrando che alla convenienza economica del fracking e dello shale gas non corrisponde una riduzione della CO2.

Senza prendere nemmeno in considerazione il recentissimo studio di Earthworks, che dimostra quanto il gas di scisto abbia già danneggiato la salute degli americani in Pennsylvania. Il sondaggio di ICM è stato condotto prima che la notizia giungesse da questa parte dell’Atlantico e le risposte non ne sono state quindi influenzate.

Allo stesso tempo le isole britanniche sono già uno dei paradisi dell’eolico, anche offshore, e ciò potrebbe portare gli inglesi a dire basta a questa tecnologia pulita. Ma, evidentemente, non è così: dal sondaggio ICM emerge che il 68% di loro, se dovesse scegliere tra rinnovabili e scisti, preferirebbe le prime.

Ma con dei distinguo interessanti: il 49% degli intervistati accetta in ogni caso una pala eolica entro due miglia da casa propria, mentre il 22% la rifiuta ma se l’impianto è di proprietà della comunità locale i pro salgono al 68% e i contro scendono al 7%. Lo shale gas, al contrario, convince pochi inglesi: il 19% degli over 65 e il 10% degli under 35.

Tuttavia, gli scisti sembrano essere i preferiti del Governo conservatore di David Cameron che conta almeno tre ministri apertamente pro shale gas. Il primo è il titolare delle Finanze, George Osborne, che vuole finanziare la nuova strategia energetica del secondo, il ministro dell’Energia John Hayes, con 200 miliardi di sterline.

Soldi che serviranno anche a coprire un generosissimo tax credit alle aziende che fanno fracking ed estraggono gas di scisto che, a loro volta, a breve avranno una sorta di “sportello unico” per ottenere le autorizzazioni a trivellare, come ha deciso un terzo ministro: quello dell’Ambiente, Owen Paterson.

Tutto questo ricorda molto da vicino la nuova Strategia Energetica Nazionale italiana di Corrado Passera e Corrado Clini: autorizzazione unica e veloce per le estrazioni di petrolio e gas. Ufficialmente il nostro Governo non punta sullo shale gas, ma neanche lo esclude, mentre i colleghi inglesi sembrano ormai completamente dentro “the next big thing” dell’energia. L’Europa, d’altronde, non deciderà prima di metà 2013.

23 ottobre 2012
In questa pagina si parla di:
Fonte:
I vostri commenti
sharks hate, mercoledì 24 ottobre 2012 alle12:04 ha scritto: rispondi »

fate venire una commissione inglese nella pianura padana e soprattutto nella bassa modenese a constatare a quali conseguenze può portare la frantumazione delle rocce, su cui poggia terreno alluvionale, facendo esplodere barrette di americio-241/berillio ed immettendo agenti chimici a 250 bars nel sottosuolo ! Non ci sarà bisogno di alcun referendum per dire NO allo shale gas in UK ! Odio i pescecani ! 

Lascia un commento