Un recente studio di GBI Research mette in luce come la questione del gas di scisto sia ormai un tema politico entrato a pieno titolo nella campagna elettorale americana. Sia Barack Obama che Mitt Romney, infatti, non possono più esimersi dal formulare un giudizio e una proposta sul futuro dello shale gas negli Stati Uniti.

Secondo GBI Research il valore di mercato del gas non convenzionale raggiungerà i 52 miliardi di dollari entro il 2016, con un tasso di crescita annuo dell’11,9%. Con numeri del genere una scelta, permissiva o restrittiva, sulle estrazioni di gas di scisto può cambiare l’economia americana per i prossimi decenni.

Negli anni scorsi, infatti, c’è stato un vero e proprio boom di produzione dello shale gas che ha fatto scendere il prezzo del gas in maniera considerevole. E, secondo la Energy Information Administration (EIA), resterà basso fino il 2025.

Dall’altro lato, invece, il prezzo del gas naturale liquefatto (il GNL) venduto sui mercati asiatici è tre volte più alto spingendo molti analisti a sognare un florido export dello shale gas. Ma questo toglierebbe gas dal mercato nazionale, facendone crescere il prezzo per i consumatori americani.

La situazione, quindi, è complessa e una decisione non può essere rimandata di molto. In entrambi gli scenari, però, sembra proprio che gli Stati Uniti continueranno a trivellare senza sosta il proprio sottosuolo in cerca di gas di scisto. Nonostante Obama abbia cercato di regolamentare l’estrazione di shale gas tramite la creazione di un’apposita Inter-agenzia.

27 settembre 2012
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