Lo Hobbit: PETA denuncia strage di animali sul set

Deve ancora uscire ma una scia di morte lo precede: è Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, il nuovo kolossal di Peter Jackson tratto dal romanzo di J.R. Tolkien. La PETA ha denunciato la morte di ben 27 animali, deceduti all’interno della fattoria a disposizione del film. Secondo i mandriani, che avevano in cura il bestiame, il luogo per il ricovero degli animali non era idoneo a proteggerli.

La fattoria nei pressi di Wellington era piena di pericoli, precipizi, scogliere e trappole. Inoltre gli animali non godevano di un sufficiente controllo e cure, motivo per il quale sono morti in 27 e PETA l’ha denunciato. L’organizzazione si è fatta portavoce dei diritti degli animali morti, minacciando manifestazioni simboliche durante la prima del film.

Nonostante l’American Humane Association, responsabile della salute degli animali sul set, abbia negato ogni responsabilità i decessi sono avvenuti in modo cruento. Gli stessi allevatori e addestratori hanno scritto più volte alla produzione, sottolineando lo spazio non idoneo e la scarsa cura in particolare per i cavalli, ma nessuno li ha mai degnati di risposta.

Il territorio impervio spesso non risultava adatto per le esigenze del set e per le innumerevoli richieste del regista. La presenza degli animali all’interno del film stride fortemente con la scelta degli effetti speciali, utilizzata con successo nella precedente trilogia de Il Signore Degli Anelli. Dei 27 animali tre erano cavalli, sei pecore e sei capre, oltre a svariati polli.

Due dei cavalli sono deceduti scivolando in un burrone, un terzo è rimasto terra per ore con le zampe legate per punirne l’eccessiva forza e iperattività. Le ustioni prodotte dalle corde sono state successivamente mascherate con il trucco di scena. Un altro cavallo è deceduto dopo un cambio repentino di dieta, che ne ha favorito coliche e morte. Pecore e capre sono morte per un’infestazione da vermi, o perché precipitate in fosse e pozzi. Infine le galline sono morte in numero esagerato perché non recintate, quindi sbranate dai cani liberi sul set oppure calpestate dagli altri animali.

Ma le condizioni di disattenzione hanno gravato sulla salute di tutti quanti gli animali, spesso recanti ferite e traumi non curati. Dopo le prime segnalazioni, secondo l’American Humane Association, la produzione ha ordinato migliorie e maggiori attenzioni. Ma la polemica non è scemata, si è alimentata tanto da pregiudicare la buona riuscita del lancio del film.

20 novembre 2012
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