Ogni giorno, in Italia, il cemento ingoia 75 ettari di suolo: tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale. L’allarme è stato lanciato da FAI e WWF, che hanno appena presentato il dossier “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare“, dedicato appunto al consumo di suolo nella Penisola.

Secondo il dossier, la superficie urbanizzata aumenterà nei prossimi 20 anni di altri 600mila ettari, crescendo al ritmo vertiginoso di 75 ettari al giorno. Il dato emerge da un’indagine condotta su 11 regioni italiane (pari al 44% del territorio nazionale), dove negli ultimi 50 anni la superficie urbana si è moltiplicata di 3,5 volte, aumentando di quasi 600mila ettari. In alcune zone, come risulta da un progetto di ricerca dell’Università degli Studi dell’Aquila, ci sono stati incrementi percentuali dell’urbanizzazione superiori al 1100%, corrispondenti a una superficie pari all’intero Friuli Venezia Giulia.

Persino le aree che si sono spopolate a causa dell’emigrazione, denunciano WWF e FAI, hanno visto aumentare la superficie edificata ad un tasso pari a oltre 800 metri quadri per ogni abitante perso. Un vero e proprio attacco al paesaggio legato anche alla piaga dell’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi (75mila l’anno e 207 al giorno), su cui 3 diversi condoni hanno passato un triplice colpo di spugna.

Il dossier lancia poi l’allarme sulle cave, che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio italiano con l’escavazione di 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Le grandi infrastrutture, denunciano le associazioni, mettono poi a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario e 64 International Bird Area.

Un’aggressione continua al territorio che minaccia non solo il paesaggio, ma anche le attività contadine. Dal 2000 al 2010, infatti, si registra una diminuzione dell’8% della Superficie Aziendale Totale (SAT) in agricoltura e del 2,3% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Nello stesso periodo, inoltre, il numero delle aziende agricole e zootecniche nel nostro paese è diminuito del 32,2%. Il risultato, scrivono FAI e WWF, è “un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi””.

Per correre ai ripari, le associazioni tracciano una road map con una serie di misure urgenti per fermare il consumo di suolo. Tra i provvedimenti richiesti, spicca l’introduzione di “severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e, in attesa della loro definitiva redazione, la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale”.

Il WWF e il FAI, inoltre, chiedono un censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su scala comunale e invitano a dare priorità al riuso dei suoli, anche utilizzando la leva fiscale. I Cambi di Destinazione d’Uso, invece, dovrebbero essere concessi solo se rispettosi delle pianificazioni in materia di ambiente, paesaggio e viabilità.

L’ultimo monito, infine, riguarda la tutela delle coste. Le associazioni chiedono di estendere da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia e di proteggere il corso dei fiumi anche con interventi di abbattimento degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico.

1 febbraio 2012
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Fonte:
WWF
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