La Listeria è una famiglia di batteri alla quale appartengono diverse specie. Tra tutte, uno dei più noti è la Listeria monocytogenes, responsabile di una tossinfezione alimentare che colpisce sia uomini che animali: la listeriosi. Si tratta di una malattia piuttosto grave, anche se fortunatamente rara. La maggior parte dei pazienti che ne vengono colpiti viene sottoposta a qualche giorno di ospedalizzazione e in molti casi, ancora oggi, l’esito è fatale. Secondo i dati epidemiologici europei, il tasso di mortalità è di circa il 12.7%: dato elevato rispetto a quello di altre tossinfezioni. Il quadro della malattia è particolarmente grave quando vengono colpiti i bambini e altri soggetti deboli come anziani, donne in stato di gravidanza e pazienti immunocompromessi. Nel caso della gravidanza, il pericolo riguarda sia la mamma che il feto.

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La malattia si trasmette all’uomo mediante l’ingestione di alimenti e acqua infetti e, anche se molto di rado, l’infezione può anche essere contratta per contatto con individui o animali colpiti. Le infezioni da listeria si diffondono in genere in seguito alla vendita, anche su larga scala, di cibo contaminato. Nella maggior parte dei casi, sono coinvolte catene di distribuzione e talvolta anche la ristorazione. Di recente, uno dei casi di contaminazione da Listeria monocytogenes ha riguardato anche alcuni lotti di taleggio. Il monitoraggio e il controllo di tutte le contaminazioni alimentari e del rispetto dei requisiti di igiene e dei criteri di sicurezza sono regolati in Europa dalla normativa UE numero 2073 del 2005.

Indicazioni di prevenzione

Il batterio Listeria monocytogenes è molto diffuso e può essere un contaminante sia di vegetali, che di acqua carne. Si riproduce rapidamente a tutte le temperature fino a circa 45°C e, dunque, è presente soprattutto in cibi che vengono conservati e refrigerati. Le indicazioni utili a prevenire la proliferazione di questo batterio sono:

  • rispettare scrupolosamente le norme igienico sanitarie di manipolazione;
  • impiegare in fase di preparazione utensili puliti e non entrati in contatto con altri alimenti;
  • conservare gli alimenti in frigo fino al momento dell’uso, mantenendo l’alimento ad una temperatura inferiore ai 4°C e, nel caso di surgelati, rispettare attentamente la catena del freddo;
  • cuocere pesce e carne con attenzione e completamente raggiungendo anche al cuore una temperatura di almeno 70°C;
  • evitare il consumo di formaggi crudi prodotti con latte non pastorizzato e anche l’uso stesso di latte non pastorizzato;
  • non mangiare pesce affumicato fresco non adeguatamente conservato.

Sintomi della listeriosi

I sintomi della malattia sono piuttosto vari e non sempre la tossinfezione esordisce allo stesso modo. Tra le più comuni manifestazioni cliniche ci sono la febbre e altri sintomi, di solito tipici di disturbi simil-influenzali. Nei pazienti immunocompromessi, in genere la listeriosi si manifesta con i sintomi tipici di una meningite o di una encefalite. L’infezione può avere un periodo di incubazione anche piuttosto lungo.

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La terapia della listeriosi è stabilita dal medico e, in genere, include l’impiego di antibiotici.

Alimenti più spesso coinvolti nella listeriosi

I cibi che più di frequente contaminati dalla Listeria monocytogenes sono:

  • pesce crudo o solo affumicato;
  • carne cruda o poco cotta;
  • verdura e frutta crude e non correttamente lavate e conservate;
  • latte non pastorizzato e latticini da esso derivati;
  • insalate e macedonie preconfezionate.

3 novembre 2017
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