Linux, una scelta ambientale

I sostenitori di GNU/Linux, sistema operativo celebre per la sua stabilità, sicurezza e affidabilità, hanno da tempo un ottimo, ulteriore, motivo per convincere gli utenti Microsoft ad abbracciare la filosofia open-source.

Alla fine del 2004, una ricerca condotta dal governo di Sua Maestà Britannica, rispolverata dalla CNN un paio d’anni più tardi, dichiarò che i sistemi operativi Linux sono più ecologici rispetto a quelli commercializzati da Microsoft. A quanto sembra, la ricerca evidenzia il fatto che Linux produce il 50% di spazzatura ecologica in meno rispetto al suo principale concorrente.

Il motivo è dato dalla maggior longevità di un PC dotato di sistema operativo open-source rispetto ad uno equipaggiato con Windows. Nel rapporto si evince, infatti, che gli utenti Win aggiornano o cambiano computer in media ogni 3/4 anni, mentre coloro che utilizzano distribuzioni GNU/Linux cambiano il proprio hardware ogni 6/8 anni. Un tempo decisamente più lungo.

Un sistema operativo open-source richiede, il più delle volte, molte meno risorse di un sistema operativo commerciale, consentendo di sfruttare le potenzialità di un computer per molto più tempo, senza contare che Linux viene inoltre utilizzato per rigenerare vecchi elaboratori che, altrimenti, andrebbero buttati, col rischio che non seguano una catena di riciclaggio predisposta.

Il problema della spazzatura tecnologica, il cosiddetto e-waste, sta diventando piuttosto rilevante e di non facile soluzione. Ogni apparecchio elettronico, come un computer, contiene diverse sostanze potenzialmente dannose per l’uomo e l’ambiente. Oltretutto il riciclaggio di componenti elettronici permetterebbe il ricircolo di materiali, quali rame, nichel e oro, di sempre più difficile reperimento.

Ad oggi il riciclo della spazzatura ecologica non è ancora pienamente sviluppato e in attesa di tempi maturi una maggiore diffusione delle distribuzioni GNU/Linux su vecchi e nuovi PC potrebbe concedere alleviare, e non di poco, tali difficoltà. Basti pensare che un computer nuovo significa circa 240 Kg di combustibili fossili in meno, senza contare gli imballaggi e i trasporti. Linux si scarica comodamente e gratuitamente dalla rete.

Se si considera che ogni anno quasi 20.000.000 di computer al mondo diventeranno obsoleti si può comprendere la portata del fenomeno. Molte versioni di Linux possono essere tranquillamente installate su vecchi Pentium e con ridotte capacità di RAM, con software già pre-installato adatto ad ogni esigenza. Sempre più nazioni al mondo stanno adottando l’open-source per la pubblica amministrazione, esempio di come poter risparmiare molti soldi strizzando l’occhio all’ambiente.

2 ottobre 2008
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I vostri commenti
albi, mercoledì 15 ottobre 2008 alle20:33 ha scritto: rispondi »

senza contare tutti i rifiuti prodotti dall'enorme numero di cd necessari alla distrubuzione di windows! spreco evitabile per gli utenti linux primo perchè è scaricabile liberamente dalla rete e secondo perchè lo stesso cd si può utilizzare per tutte le macchine che si vuole, senza vincoli di licenze!

arturo, sabato 4 ottobre 2008 alle14:02 ha scritto: rispondi »

un sistema operativo eccezzionale !

Flavia, venerdì 3 ottobre 2008 alle18:48 ha scritto: rispondi »

C'e' un libro, di Giovanna Sissa in proposito "Il computer sostenibile" (Franco Angeli). Se volete parlare direttamente con l'autrice e assistere alla presentazione del libro potete venire qui: http://occasioneperduta.ning.com

Barbara, giovedì 2 ottobre 2008 alle15:13 ha scritto: rispondi »

Accidenti! Il 50% di rifiuti tecnologici in meno, sono un dato piuttosto rilevante. Mi chiedo, però, se il "tempo di cambio" di un PC dipenda davvero dalla longevità dello stesso o da una spinta consumistica. Può darsi che gli utenti di un sistema Open-Source abbiano anche una "coscienza" dei consumi più attenta, magari distante dal volere l'ultimo modello disponibile...a "tutti i costi".

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