L’inquinamento luminoso non è soltanto un danno per chi ama osservare il cielo stellato. Oltre a creare problemi alla fauna locale, potrebbe essere responsabile di gravi malattie e, paradossalmente, aumentare il rischio di incidenti stradali. La denuncia arriva dal presidente dell’associazione CieloBuio, attiva da anni per proteggere l’oscurità notturna dall’eccesso di illuminazione.

In una intervista all’agenzia Adnkronos, Fabio Falchi spiega che nell’ultimo secolo l’illuminazione pubblica in Italia è cresciuta fino a livelli molto intensi, talmente significativi da creare diversi problemi ambientali. Prima di tutto ci sono gli impatti sulla fauna selvatica.

Alcuni uccelli che sopravvivono nascondendosi dalle specie predatrici, ad esempio, sono messi in grave pericolo dalla carenza di zone buie, e sono noti i problemi di orientamento che l’eccesso di luce sulle zone costiere crea alle tartarughe marine. Ma anche la salute dell’uomo è a rischio per via dell’illuminazione troppo intensa:

È stato scoperto un nuovo sensore dell’occhio che regola il nostro orologio interno e la produzione di melatonina – spiega Falchi – L’esposizione, anche breve, alla luce artificiale interrompe la produzione notturna di questo ormone.

Secondo alcuni studiosi israeliani, precisa il presidente di CieloBuio, questa carenza di melatonina durante la notte potrebbe addirittura essere legata all’incidenza del cancro. Un rischio ancora da verificare, ma l’International Agency for Research on Cancer ha riconosciuto che il lavoro notturno, con l’alterazione dei ritmi circadiani, può essere considerato uno degli agenti probabilmente cancerogeni per l’uomo.

Le ragioni per ripensare in modo più sostenibile i sistemi di illuminazione delle nostre città non mancano. Tra l’altro, l’inquinamento luminoso potrebbe addirittura essere responsabile di un aumento degli incidenti stradali e della loro gravità. Un vero e proprio paradosso, che potrebbe dipendere dal fatto che la maggiore sicurezza dovuta alle luci sembrerebbe indurre gli automobilisti a comportamenti meno prudenti.

Proprio su questo tema, in Francia è stato realizzato un esperimento che ha dato buoni risultati: il numero di incidenti è aumentato meno rapidamente nei tratti in aperta campagna (+12%), tipicamente più bui, che in quelli urbani molto illuminati (+42%). Anche la gravità dei sinistri nelle aree piene di luce è risultata maggiore.


Se qualcuno pensa che la diffusione delle lampade a Led possa rappresentare una soluzione al problema dell’inquinamento luminoso, Falchi ha diverse argomentazioni per sostenere il contrario: la luce bianca e azzurra prodotta dai diodi, secondo l’astrofilo, è proprio “la più pericolosa e inquinante”:

Si tratta di una tecnologia ancora in divenire – sottolinea il presidente di CieloBuio – Potrebbe essere ideale per le città del futuro, una volta che la luce blu emessa sarà sostanzialmente diminuita. Importante capire che una giusta illuminazione non dipende dalla quantità dei punti luce ma dalla qualità”.

19 gennaio 2012
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