L’inquinamento offusca la mente e impedisce le normali funzioni cognitive. Ad affermarlo arriva uno studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Ohio e appena pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, secondo il quale l’effetto dell’esposizione continuativa alle PM 2.5, cioè al particolato sottile, non è solamente dannosa per l’apparato respiratorio, ma anche per quello neurologico.

Lo studio si è basato sull’osservazione di due gruppi di topi, di cui uno esposto per 10 mesi alle PM 2.5, mentre l’altro ha potuto respirare dell’aria filtrata nello stesso intervallo di tempo. Dai risultati emersi il primo gruppi di roditori ha dimostrato un’alterazione dei neuroni con conseguente prevalenza di un umore depressivo e alcune difficoltà a muoversi all’interno di percorso appositamente preparato. Disturbo che, al contrario, non sono stati riscontrati nel gruppo che ha potuto respirare l’aria filtrata.

Gli studiosi hanno inoltre rilevato che nei topi esposti alle PM 2.5 l’espressione delle citochine pro-infiammatorie dell’ippocampo era più elevata rispetto ai topi dell’altro gruppo, così come la densità dei dendriti era minore in alcune zone del loro ippocampo. Le difficoltà riscontrate negli animali sono comunque andate oltre a quelle prettamente motorie, in quanto sono state evidenziati problemi di ordine cognitivo, con difficoltà a imparare.

Secondo quanto spiegato nel presentare lo studio, le condizioni di inquinamento dell’aria simulavano i livelli raggiunti in diverse grandi città della Cina e dell’India, ragion per cui uno dei prossimi obiettivi dei ricercatori sarà di capire se e quanto tali effetti notati sui topi sono validi anche per l’uomo.

6 luglio 2011
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background check, venerdì 23 dicembre 2011 alle11:55 ha scritto: rispondi »

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