Vi siete mai chiesti quanta acqua serva per produrre a livello industriale un sugo di pomodoro? A calcolarlo ci ha pensato, per la prima volta in Italia, il WWF, in collaborazione con Mutti, azienda di Parma che produce concentrato, passata e polpa di pomodoro. Grazie all’inedita partnership, dunque, è stata stimata per la prima volta “l’impronta idrica” di un una produzione aziendale di pomodori.

Al progetto ha partecipato anche il dipartimento di Ecologia Forestale della Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia (Viterbo), che ha analizzato la filiera completa dell’azienda parmense, dalla coltivazione della materia prima alla trasformazione dei prodotti, fino alle fasi di confezionamento. In questo modo è stato calcolato che mentre per produrre un chilo di pomodoro fresco sono necessari 156 litri di acqua, ne occorrono 172 per una bottiglia di passata Mutti da 720 grammi (compresi contenitore ed etichetta). Per un barattolo di polpa da 400 grammi, invece, la “water footprint” sale a 223 litri.

Per avere un’idea di quanto sia impattante, dal punto di vista del consumo idrico, la realizzazione dei prodotti Mutti, si pensi che per ottenere un uovo si consumano 200 litri d’acqua, 900 per un chilo di patate, 3.400 per un chilo di riso, e fino a 2.400 litri per un solo hamburger da 150 grammi.

In ogni caso, l’azienda ha deciso di utilizzare questi dati come punto di partenza di un percorso di sostenibilità che porterà avanti insieme al WWF. L’obiettivo? Portare in tavola prodotti a base di pomodoro che abbiano un minore impatto ambientale, secondo precisi step di riduzione che Mutti stabilirà nei prossimi mesi.

E per chi, oltre a quella del sugo di pomodoro, vuole conoscere l’impronta idrica delle proprie scelte alimentari, sul sito dell’associazione ambientalista è disponibile il nuovo “Carrello della Spesa virtuale“, che fornisce una stima dell’acqua “nascosta” nei cibi che portiamo in tavola ogni giorno. Un aspetto da tenere in debita considerazione nelle scelte di consumo quotidiane, dal momento che l’85% dell’impronta idrica umana è legata proprio alla produzione agro alimentare.

26 luglio 2011
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