Tagliare, risparmiare, ridurre. Sembra essere questo l’attuale imperativo del Governo Monti, alle prese con la Spending review per abbattere i costi della pubblica amministrazione. Un processo che coinvolge anche le amministrazioni locali, che potrebbero dare un contributo importante razionalizzando i consumi (e la spesa) per l’illuminazione stradale.

A sostenerlo è l’associazione CieloBuio, che da anni si batte contro l’inquinamento luminoso nelle città italiane, e che ha appena pubblicato sul proprio sito un’analisi della spesa nazionale per l’illuminazione pubblica. Una spesa davvero eccessiva, secondo l’associazione:

L’Italia risulta essere tre i paesi più spreconi, seconda sola alla Spagna – si legge sul sito di CieloBuio – Il nostro Paese consuma pro capite per l’illuminazione stradale più del doppio della Germania e quasi il triplo di Gran Bretagna, Olanda e Irlanda.

In totale ogni anno spendiamo circa un miliardo di euro per alimentare i lampioni stradali, a cui vanno aggiunte le spese per la manutenzione del parco apparecchi e il costo sostenuto per i nuovi impianti che vengono installati ogni anno. Cifre, spiega l’associazione, a cui andrebbero aggiunti anche i costi ambientali legati all’eccesso di luce nelle città.

Ma quali sono le ragioni di una spesa così alta? Prima di tutto, l’Italia ha un numero di punti luce particolarmente elevato, pari al doppio o più di Francia, Belgio, Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Austria, Danimarca. Anche la potenza delle lampade è superiore alla media europea ed è circa doppia di quella degli apparecchi olandesi o britannici, segno di un evidente ritardo del nostro Paese in termini di efficienza energetica.

Il modo per rimediare, però, ci sarebbe e, secondo CieloBuio, non sarebbe neanche tanto difficile. Si tratterebbe, in sostanza, di adottare una serie di accorgimenti per evitare lo spreco di energia e l’inquinamento luminoso, a cominciare dallo spegnimento di tutti gli impianti di illuminazione pubblica al di fuori del limite urbano delle città, nonché delle luci per i monumenti e gli edifici storici dopo le 23.

Un altro accorgimento che non avrebbe alcuna conseguenza in termini di visibilità e sicurezza dei cittadini, potrebbe essere quello di usare, dove sono installati, i riduttori di flusso per tutta la notte, oppure, in loro assenza, spegnere metà dei punti luce delle strade italiane dopo le ore 23:

Un’azione aggiuntiva, apparentemente estrema – scrive nella sua analisi l’associazione – porterebbe ad ulteriori risparmi: dopo le 23, lo spegnimento totale dell’illuminazione stradale, con l’eccezione dei punti luce prossimi agli incroci.


Infine, sarebbe indispensabile fare in modo che le regioni ancora prive di norme sull’inquinamento luminoso si dotino al più presto di un inquadramento. A beneficiarne, conclude CieloBuio, non sarebbero solo le tasche dei cittadini e gli appassionati di astronomia, ma anche i piccoli animali notturni e tutta la comunità, che si libererebbe dai problemi, anche sanitari, legati all’inquinamento luminoso.

8 maggio 2012
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