Non è ancora cessato l’allarme ambientale al largo dell’isola del Giglio per la possibile Legambiente sulle nuove regole in fatto di estrazione e ricerca di petrolio e gas nei mari italiani. Secondo l’associazione ambientalista, infatti, nella bozza del decreto sulle liberalizzazioni che domani dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri ci sarebbe anche un allentamento delle norme su queste rischiose attività petrolifere. Come spiega Legambiente:

La bozza delle liberalizzazioni proposte dal governo prevede tre articoli mirati a concedere la possibilità di trivellare gas e petrolio in aree preziosissime del nostro paese con un limite di distanza ridotto dalle 12 alle 5 miglia dalla costa. Ma non solo: si prevede di aumentare gli investimenti in infrastrutture estrattive; si abbassano drasticamente i limiti per la trivellazione in mare e si liberalizza la ricerca di nuovi giacimenti. Fatto salvo per i limiti ambientali, che però non frenano il disastro in caso di sversamento.

Detta così sembrerebbe un passo indietro rispetto alle ultime norme in materia di estrazione e ricerca di idrocarburi in mare, cioè quelle fatte approvare dall’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo dopo il disastro della marea nera nel Golfo del Messico.

Norme che impediscono le trivellazioni a meno di 5 miglia dalle coste italiane, che salgono a 12 miglia in caso di aree marine protette o se si tratta di coste tutelate. E che, tra l’altro, da molti sono reputate persino insufficienti a proteggere il Mar Mediterraneo dai rischi dell’industria estrattiva.

Per questo motivo il giudizio di Legambiente sulle novità che il governo vorrebbe far passare tra le liberalizzazioni è impietoso:

Insomma, per ottenere una buona valutazione da Standard & Poor’s e far alzare il rating il nuovo governo sceglie la via più antica e obsoleta: quella di svendere il paese ai petrolieri. Alla faccia della green economy

Anche per contrastare queste ipotesi di liberalizzazione, sabato 21 gennaio a Monopoli in provincia di Bari, Legambiente darà vita a una manifestazione “No Triv” per chiedere il blocco di tutte le trivelle nei mari italiani. La scelta del luogo della protesta non è casuale: proprio alla Puglia appartengono le Isole Tremiti, costantemente minacciate dalle trivelle offshore.

19 gennaio 2012
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