La relazione pericolosa riscontrata tra leucemie infantili ed elettrodotti, evidenziata dalla ricerca medica nei decenni scorsi, è stata messa in discussione da un nuovo studio. L’équipe di ricercatori dello Institute of Physics britannico ha analizzato i dati di 7 mila bambini inglesi e scozzesi malati di leucemia, nati tra il 1968 e il 2008, che vivevano a 600 metri da linee elettriche ad alta tensione.

Gli scienziati hanno calcolato l’esposizione dei bambini agli ioni, cercando di capire se l’effetto corona, accusato di scatenare leucemie, sia davvero il responsabile del picco di casi registrato nelle vicinanze degli elettrodotti. L’effetto corona sostiene che le linee elettriche aeree ad alta tensione creino particelle cariche nell’aria circostante mediante un processo noto come ionizzazione. Questi ioni possono essere trasportati dal vento e possono attaccarsi alle particelle inquinanti atmosferiche, come le emissioni generate dal traffico o il nerofumo.

Precedenti studi hanno ipotizzato che le particelle inquinanti così ionizzate penetrino con maggiore facilità nelle vie aeree e riescano a permanere nei polmoni per più tempo, esponendo la popolazione infantile a seri rischi per la salute, tra cui una maggiore probabilità di sviluppare la leucemia.

Nel loro studio, i ricercatori britannici hanno tenuto conto della tensione della linea elettrica; della distanza di ciascun bambino dall’elettrodotto; della concentrazione di ioni nell’atmosfera; del tempo, della direzione e della velocità con cui il vento soffiava intorno alle linee elettriche.

Dai risultati è emerso che l’esposizione agli ioni non spiegherebbe l’aumento dei casi di leucemia nei pressi di linee elettriche alta tensione.

In studi precedenti, anche i ricercatori del Childhood Cancer Research Group dell’Università di Oxford, avevano dimostrato che in media negli ultimi decenni non vi è stato alcun aumento del rischio di leucemia tra i bambini nati in prossimità di linee elettriche ad alta tensione. Tuttavia, la stessa ricerca ha confermato un aumento del rischio prima del 1980, che deve ancora trovare una spiegazione plausibile.

3 novembre 2014
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