Accumulo per le rinnovabili ma non solo. Questa la sintesi del rapporto “Residential Electrical Storage Systems” redatto da Anie in collaborazione con Business Integrator Partners, nel quale per la prima volta si analizzano le potenzialità dei sistemi d’accumulo domestici nel nostro paese di cui abbiamo dato notizia ieri. «Si tratta di un mercato che sta nascendo in questi anni e per il quale non esiste alcuna esperienza dalla quale attingere, ne sul fronte delle dinamiche di mercato, tantomeno dal punta di vista normativo. – ha detto Nicola Cosciani, Presidente del gruppo sistemi d’accumulo Anie-Energia – E anche per questo motivo il nostro Paese oggi è all’avanguardia, al contrario della situazione che riguarda il fotovoltaico».

Lo studio si è concentrato su quelli che sono i benefici per il sistema e per l’utente finale senza soffermarsi troppo sul “costo” dei sistemi d’accumulo anche, se per via indiretta una cifra siamo riusciti ad averla: 3 kWp d’impianto fotovoltaico con 7 kW d’accumulo hanno oggi un costo compreso tra i 10 e 15mila euro. Ma lo scopo del report non è questo, bensì quello di quantificare i vantaggi, diretti e indiretti, dei sistemi d’accumulo, al fine, probabilmente, di “accompagnare” i decisori politici verso azioni d’incentivazione che consentano al settore di decollare, come del resto sta accadendo in Germania e California.

Gli scenari presi in esame per analizzare il fenomeno sono due. Il primo con una penetrazione del 5% sul totale dei 25 milioni di utenti domestici prevede la realizzazione di 1,25 milioni di impianti fotovoltaici con accumulo e produrrebbe 117 milioni di euro l’anno di benefici per il sistema elettrico e 90 euro l’anno per ogni installazione, cifra che è aggiuntiva ai benefici del fotovoltaico. la situazione cambia se si passa a 5 milioni d’installazioni, pari a una penetrazione del 20%. In questa ipotesi i benefici per il sistema salgono a 538 milioni di euro l’anno e quelli per l’utente a 110 euro. E sui benefici per il sistema si apre la questione di cosa farne. Le strade potrebbero essere due: la riduzione delle bollette o il ribaltamento dei vantaggi in incentivi. E la seconda sarebbe quella migliore in presenza di una seria politica industriale.

Un meccanismo di rotazione incrementale, per esempio, consentirebbe lo sviluppo del mercato sia per l’accumulo, sia per il fotovoltaico con benefici per tutta le filiera che, sia ben chiaro, a oggi per l’accumulo è tutta italiana. Il rapporto di Anie, infatti, evidenza anche una serie di vantaggi non stimabili in maniera dettagliata a livello economico, ma di sicuro positivi. A una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili con accumulo, infatti, corrisponderebbe una crescita dell’occupazione nelle due filiere, con uno sviluppo anche della vendita di elettrodomestici “energivori” come asciugatrici e piastre a induzione per la cottura, senza modifiche contrattuali e oneri aggiunti per quanto riguarda la fornitura dalla rete. Oltre a ciò si può ipotizzare una crescita nel settore della mobilità elettrica, utilizzando l’accumulo per la ricarica. Si tratta di vantaggi che, oltretutto, avrebbero ricadute positive anche per lo Stato, con una crescita del gettito Iva, Irpef e contributivo che non rappresenta una partita di giro, poiché il flusso proviene dalle bollette. La classica azione “Win-Win” che si è già vista con l’incentivazione del 55% per l’efficienza energetica.

E se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che Anie prevede un calo dei prezzi delle batterie del 50% al massimo entro 5 anni e GTM Research un abbassamento dei prezzi dei pannelli fotovoltaici dai 50 centesimi di dollaro per Watt a 36 nel 2017, si capisce bene perché Germania e California abbiano messo sul piatto incentivi in conto capitale.

E quella sull’accumulo da rinnovabili, oltretutto, è una tecnologia matura che non necessita di sperimentazioni in quanto gli accumulatori al sodio e al litio possiedono performance dieci volte maggiori rispetto a quelli al piombo, poiché hanno una vita utile di 5.000 cicli di ricarica, mentre sono aperti filoni di ricerca circa la stabilizzazione delle prestazioni e l’abbattimento dei costi.

Insomma il report di Anie sembra dirci che stiamo entrando nell’era dell’accumulo anche se c’è sempre da verificare quale sarà la reazione dei produttori da energia fossile, specialmente quelli che utilizzano i cicli combinati e che oggi vorrebbero gli oneri di sistema sull’autoconsumo. Questi soggetti reagirebbero di sicuro male se ai sistemi fotovoltaici dotati d’accumulo fosse consentito, e oggi non lo è, l’immissione in rete dell’elettricità, una volta raggiunta la massima capacità d’immagazzinamento. Insomma è probabile che dopo il fotovoltaico il prossimo “nemico” sia proprio l’accumulo.

18 settembre 2013
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I vostri commenti
Sergio, sabato 25 aprile 2015 alle3:27 ha scritto: rispondi »

Perchè pensi che ricariche con i fotovoltaici o scariche per bisogni domestici siano migliori forse??? Direi proprio di no!

Marco, venerdì 17 gennaio 2014 alle16:39 ha scritto: rispondi »

@ Angelo Bonzagni . E' così. Se i sistemi di accumulo sono installati insieme ad un nuovo impianto ne fanno parte integrante e quindi beneficiano della detrazione al 50% fino al 31.12.14 (in riduzione dal 2015). Può esserci il dubbio se si installano come retrofit di impianti già installati dopo la fine del 5° conto energia (per quelli incentivati la detrazione è esclusa a priori). La richiesta di Anie (installatori elettrici) è di incentivare i retrofit anche su impianti incentivati in conto energia. da parte dell'autorità dovrebbe esserci l'ok (vedi bozza delibera ).

Marco, venerdì 17 gennaio 2014 alle16:27 ha scritto: rispondi »

@ ElioSana non necessariamente è "colpa" dell'inverter. Le batterie - tutte ma quelle al piombio in particolare - vanno caricate al 100% prima di avviare un ciclo di scarica-carica. L'inverter deve essere dimensionato per avere una corrente di ricarica sufficiente, ma anche un tempo di ricarica sufficiente. Altro fattore è la profondità di scarica. Come regola generale le batterie al piombo non vanno scaricate soltto il 60% per garantire 3000 cicli, o 70% per garantirne fino a 4.500 a seconda del produttore. Altro punto è che per l'accumulo da rinnovabili NON vanno bene le batterie da auto - adatte a spunti di corrente alti - ma occorrono batterie ad hoc. Può seguirci per approfondimenti ed altre informazioni qui . Grazie.

ziomaul, mercoledì 9 ottobre 2013 alle0:00 ha scritto: rispondi »

Durata ddi 4 anni sono le Piombo ad uso automobilistico mal trattate.

Mirko Boni, martedì 8 ottobre 2013 alle9:38 ha scritto: rispondi »

Potrebbe essere che le batterie dopo 4 anni comincino a dare segni di decadimento

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