Noto come leopardo delle nevi, o Panthera uncia, il felino possiede un formato piuttosto importante ed è originario delle catene montuose dell’Asia centrale. A caratterizzarlo è un mantello chiaro, molto spesso, dalla tonalità che vira verso il grigio scuro con piccole macchie nere. Nonostante la Mammal Species of the World e la CITES persistano nel definirlo con il vecchio nome, Uncia uncia, la parentela genetica con la pantera è evidente e confermata scientificamente. Il termine deriva dal francese “once”, che veniva impiegato per indicare la lince europea. L’animale vive ad altitudini elevate, tra i 1.500 e i 6.000 metri, in zone impervie, rocciose, con arbusti e spazi secchi. La difficoltà legata alla sua intercettazione ne rende complicata la stima numerica, infatti gli studiosi credono il cifra si aggiri intorno ai 4.080-6.590 esemplari. Ma i ricercatori temono che il dato sia inesatto, con un numero di felini molto più basso.

Fisicamente è un animale dal peso variabile, dai 27 ai 75 chilogrammi, con una lunghezza pari a 75–130 cm più 80–100 cm di coda che gli garantisce un ottimo equilibrio. Grazie alla colorazione della sua pelliccia riesce a mimetizzarsi tra le nevi, risultando meno esposta ai predatori e cacciando al contempo indisturbata. Riesce a resistere al freddo pungente grazie alla pelliccia vaporosa e folta, ma anche a una corporatura massiccia, tozza, orecchie piccole per limitare la dispersione termica. Il pelo riveste anche la zona tra i polpastrelli, le zampe sono robuste e larghe, permettendo un corretto equilibrio nella neve. Anche la coda offre protezione dal freddo, molto folta e ricoperta di grasso viene utilizzata come se fosse una sciarpa. L’animale cambia altitudine in base alla stagione e durante gli inverni molto rigidi scende a quota 2.000 metri.

Abitudini e vita

Il leopardo delle nevi è un felino tendenzialmente solitario, ma può vivere in branchi ristretti. È un animale itinerante e si sposta seguendo le prede, marca il territorio come tutti i felini ma non risulta particolarmente aggressivo. È un esemplare molto riservato che si aggira solo di notte o al tramonto, e questa sua abitudine ha favorito una scoperta scientifica tardiva della sua specie. Essendo carnivoro, è in grado di cacciare prede anche di dimensioni più grandi della sua, ma non disdegna vegetali e ramoscelli. Durante la fase dell’accoppiamento, sceglie la compagna e le rimane fedele fino alla nascita dei piccoli, solitamente partoriti tra le rocce. I cuccioli restano con la madre al riparo della tana per i primi quattro mesi di età, fino all’indipendenza dei 18-22 mesi. Un esemplare di questo tipo può raggiungere i ventuno anni di età.

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Estinzione e pericoli

Le difficoltà legate alla sua sopravvivenza sono causate dalla scomparsa del suo habitat, come sempre per mano dell’uomo, e dallo spostamento delle mandrie verso le montagne. In assenza di prede, il felino cerca di cacciare gli animali dell’allevamento, scatenando la reazione dei pastori. Ma l’uomo è anche responsabile di una caccia feroce e discriminata di questo esemplare, per la sua pelliccia così pregiata. Le stesse ossa trovano tristemente impiego nella medicina cinese. È stato inserito nella lista rossa degli animali in via di estinzione e molte associazioni stanno cooperando per proteggerlo, così da favorirne un lento ma graduale ripopolamento.

20 ottobre 2016
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