Si alimenta la speranza per il leopardo dell’Amur, noto anche come leopardo della Manciuria, uno dei felini più rari al mondo. L’esigua popolazione di esemplari disponibili sarebbe raddoppiata dal 2007 a oggi, allontanando almeno momentaneamente il rischio di prossima estinzione.

Gli esemplari oggi in libertà sarebbero tra i 65 e i 69, contro i 30 rilevati nel 2007. Un incremento importante, nonostante le cifre comunque esigue, che permetterà di avviare progetti più mirati per la conservazione della specie. Il merito di questo raddoppio sarebbe dovuto ai programmi di salvataggio stabiliti sia in Russia che in Cina, dove questo felino vive.

Il leopardo dell’Amur è una sottospecie del leopardo classico, originario dell’Asia. Vive normalmente dalle zone montane della Russia orientale, quindi nella Cina nord-orientale e in alcune foreste temperate della Corea. Presenta una pelliccia più lunga rispetto alle altre varietà, proprio perché adattatosi a climi più freddi, e ha dimensioni mediamente più contenute, tra i 32 e i 48 chilogrammi per esemplare. Barney Long, alla guida dei progetti asiatici di conservazione delle specie per il WWF, ha così commentato la notizia:

Un così forte rafforzamento del numero di leopardi dell’Amur è ulteriore prova di come anche i grandi felini più criticamente a rischio possano essere recuperati, se proteggiamo i loro habitat e lavoriamo insieme sulla conservazione.

Il censimento dei felini in natura è stato condotto dal Leopard National Park, in concerto con la Russian Academy of Sciences, l’Amur Leopard Center e la divisione russa del WWF. Dalle rilevazioni è emerso come 57 esemplari siano nelle aree monitorate dal Leopard National Park, mentre dagli 8 ai 12 leopardi si troverebbero nell’adiacente confine cinese. Il parco, inaugurato nel 2012, offre 600.000 acri di habitat non modificato dall’uomo, affinché questa specie possa agilmente vivere e riprodursi.

Tra i futuri progetti di salvaguardia, la possibilità di aprire una riserva naturale a cavallo tra Cina e Russia, un progetto che richiederà ingenti sforzi proprio poiché coinvolge le due grani potenze internazionali, volto però a scongiurare l’estinzione di un animale così raro.

24 febbraio 2015
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