I leoni marini sono parte integrante della sottofamiglia degli Otariini e la loro conformazione comprende padiglioni auricolari esterni, pinne lunghe che permettono di camminare sulla terra ferma e di nuotare in acqua. Riescono a vivere in tutte le condizioni marine, sia nelle acque subartiche che in quelle tropicali, tranne nell’Oceano Atlantico. Per loro è indispensabile che la zona dove vivono sia ricca di cibo. Possiedono una pelliccia molto corta e ruvida, ma anche una costituzione molto massiccia. Sono animali pacifici che non disdegnano l’interazione con l’uomo, per questo motivo spesso vengono impiegati nelle attività circensi o nell’intrattenimento turistico.

Note anche come otarie per la presenza dell’orecchio, si differenziano dalle foche per le tecniche di nuoto, ma anche per il modo in cui camminano sul terreno. I leoni marini alternano tutti e quattro gli arti per spostarsi sul piano, nuotando solo con i due anteriori. Le foche, al contrario, utilizzano gli arti posteriori e per muoversi sul terreno scivolano goffamente sul ventre. Inoltre le otarie sono in grado di mantenere una posa semi eretta congiungendo le due pinne superiori. Molto ghiotti di pesce quali sardine, ma anche piccoli squali e orche, nel tempo la loro presenza ha condizionato la pesca di alcune aree, divenendo una minaccia per molti governi. In Giappone, ad esempio, purtroppo ne vengono abbattute 116 unità ogni anno nella zona di Hokkaido.

Caratteristiche e problematiche

Come anticipato, non disdegnano l’interazione con l’uomo, per questo da qualche tempo le otarie vengono utilizzate anche nella pet therapy. Le loro attività preferite comprendono il cibo e il riposo, non è anomalo intercettarle sdraiate sulla sabbia oppure sulle rocce lungo la costa intente a sonnecchiare. Di indole estremamente pacifica, possono modificare il loro atteggiamento solo durante il periodo degli amori. Per impedire che la loro presenza incida sull’attività economica della pesca, per anni sono state cacciate e uccise, creando una forte tensione tra governi e animalisti. Questo a favorito una diminuzione drammatica degli esemplari rischiando quasi anche l’estinzione.

In loro soccorso in America, circa quarantaquattro anni fa, fu approvato l’Atto di Protezione degli Animali Marini (MMPA), che ne impedì l’estinzione e la morte. Ora le coste americane possono contare una presenza massiccia di leoni marini, spesso a ridosso di esercizi commerciali e ristoranti, con con una crescita di unità da 20.000 alle 300.000 attuali. Le condizioni recenti legate alle scarse quantità di cibo ha spinto le madri a lasciare soli a lungo i cuccioli a riva, con l’intento di tornare con nuovo nutrimento. Ma questo ha compromesso la sopravvivenza di molti piccoli che, in parte sono morti o sono stati salvati dalle associazioni locali. I branchi di maschi invece hanno saccheggiato le già esigue scorte di cibo lungo la costa. Essendo animali abbastanza stanziali è molto complicato allontanarli dalla zona prescelta, ma la produzione di escrementi esposta al calore del sole spesso può diventare una tortura per i passanti e gli esercizi della costa. Per questo alcuni gruppi sono stati allontanati o spostati fisicamente, ma l’incredibile senso dell’orientamento li ha ricondotti più volte alla spiaggia di appartenenza. Senza ricorrere a soluzioni estreme, in molti confidano in una modifica delle loro abitudini, magari condizionata da una presenza sempre minore di cibo che li possa spostare in altre aree.

25 agosto 2016
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