Leoni e bracconaggio: trappole nuova minaccia

La nuova minaccia alla sopravvivenza degli animali africani è determinata dalle trappole, ultima modalità con cui i bracconieri hanno deciso di agire sul territorio. È quanto dimostra la storia di Naturinda, una leonessa ben nota presso il Queen Elizabeth National Park dell’Uganda, rinvenuta emaciata e con ferite infette dopo giorni di prigionia e dolore. Per il felino si tratta di una storia a lieto fine, poiché le guardie forestali locali sono riuscite a intervenire in tempo per soccorrerla, ma nella quasi totalità degli animali intrappolati il destino è una lenta agonia.

Secondo quanto riferisce il National Geographic, la pratica delle trappole è in netta crescita nel Continente africano, poiché non solo economica, ma anche meno riconoscibile rispetto ad altre tecniche di bracconaggio. Questi strumenti di cattura vengono creati in modo rudimentale – si recuperano cavi di metallo, catene di biciclette, reti e camere d’aria in gomma – e permettono di catturare un gran numero di esemplari, per rimpinguare il mercato illecito di pelli, zanne, denti e monili. Sebbene si tratti di una pratica soprattutto rivolta agli erbivori, in particolare zebre ed elefanti, molto frequentemente sono i grandi felini a rimanerne coinvolti. Nascoste in piccoli cespugli, le trappole bloccano leoni giunti nelle vicinanze poiché attratti dall’odore delle carcasse di animali precedentemente deceduti.

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Così come spiega Peter Lindsey, direttore del recupero dei leoni per il Wildlife Conservation Network, el 2017 sono state condotte 186 survey in 24 nazioni africane diverse, per scoprire la reale diffusione del ricorso alle trappole. La maggior parte degli esperti che ha partecipato alla survey ha ritenuto che questo metodo sia quello che maggiormente minaccia la fauna selvatica locale, poiché cavi e lame improvvisati intrappolano qualsiasi tipologia di animale, anche quelli appartenenti a specie non di primario interesse per i bracconieri.

Una volta catturati, e spesso deceduti prima dell’arrivo dei cacciatori, i leoni vengono sezionati per ricavarne parti da rivendere sul mercato nero. Così come spiega Colleen Begg, del Niassa Carnivore Project, il traffico avviene soprattutto verso l’estero:

Alcune delle parti di leone lasciano la nazione insieme ai corni di rinoceronte e all’avorio, per raggiungere i mercati asiatici. Altre trovano un uso in aumento per la medicina tradizionale in Tanzania.

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Gli esperti sperano che sempre più risorse vengano ora riservate alla prevenzione della caccia con trappole, così come spiega Craig Packer, direttore della ricerca sui leoni per l’Università del Minnesota:

La crisi per la conservazione in Africa è spesso così assorbita dall’avorio e dal commercio di corna di rinoceronte, che ci si dimentica della domanda di altre specie e del conseguente problema delle trappole. È un grande problema destinato a peggiorare, deve essere subito affrontato.

4 dicembre 2018
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