La condizione di sofferenza patita da un gruppo di leoni ha colpito l’associazione Captured in Africa Foundation che, interessandosi subito del caso, è andata a visionare lo stato di salute degli esemplari. Le foto giunte al CEO del gruppo avevano allarmato il team: i felini apparivano denutriti e affamati, quindi rinchiusi in grossi recinti, in quello che è definito un allevamento/safari. La struttura, nota come Ingogo Safaris e situata a Limpopo in Sudafrica, è di proprietà di Walter Slippers. Raggiunto da alcuni cronisti e alcuni membri dell’associazione, l’uomo ha dichiarato che le foto in realtà erano ormai vecchie, ma Isabel Wentzel, manager della NSPCA’s Wildlife Protection Unit, ha fatto visita alla struttura trovando alcuni esemplari sottopeso e mal curati.

Indipendentemente dall’età delle immagini, nessun leone dovrebbe risultare trascurato: questo è ciò che ha sostenuto la stessa Isabel Wentzel. Il proprietario dell’allevamento, sentendosi braccato, ha deciso di confermare la condizione di indigenza di alcuni leoni. A quanto pare frutto di una trascuratezza non voluta perché Walter Slippers, vittima di un infarto, era stato ricoverato in novembre non potendo così seguire nel dettaglio i suoi animali. Ma i gruppi animalisti coinvolti nell’ispezione hanno deciso di scavare nella questione, una situazione purtroppo molto diffusa in zona. Le facili e continue concessioni per l’apertura di strutture simili permette ai privati come Slippers di strappare questi animali alla loro vita selvaggia.

La maggioranza di questi animali viene utilizzata per l’intrattenimento dei turisti: quando sono cuccioli vengono impiegati per foto di rito e di circostanza. Ma da adulti diventano parte integrante di safari privati dove, persone compiacenti, sborsano cifre importanti per poter uccidere gli esemplari più belli per trasformarli in trofei. Masha Kalinina, della Humane Society International, ha specificato che ci sono duecento allevatori operativi con strutture simili, dove molti esemplari vengono strappati abusivamente al loro habitat naturale. Nessuno di loro ritorna in natura e, quando non diventano trofei, fanno parte del percorso safari finendo la loro vita nell’indigenza e nella trascuratezza. Il possesso delle strutture rende persone come Slippers proprietari effettivi degli animali, di cui possono disporre a piacimento. Ma dopo la morte del leone Cecil, il vento sta cambiando lentamente, con piccoli segnali di rinnovamento.

18 luglio 2016
Lascia un commento