Aumentano i rischi per l’estinzione dei grandi felini, tra cui leoni, tigri, leopardi e ghepardi. Secondo uno studio recente, a cui ha partecipato anche l’Università di Oxford, la progressiva diminuzione delle prede alimentari starebbe minacciando fortemente la sopravvivenza di questi animali. Tanto che gli studiosi hanno rilevato delle similitudini tra le condizioni attuali dei felini e quelle che, nell’Era Glaciale, hanno portato alla scomparsa di loro sette lontani parenti.

I ricercatori hanno voluto indagare le cause d’estinzione di sette noti felini della preistoria, tra cui leoni e ghepardi americani, nonché quattro specie diverse di felini dai denti a sciabola. Se questi animali fossero oggi in vita, solo il 25% delle loro prede abituali risulterebbe disponibile, sia per cause legate all’evoluzione che per il diretto intervento dell’uomo. Gli esperti, di conseguenza, hanno voluto indagare l’applicabilità del modello anche ai felini moderni.

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Tramite la costruzione di alcuni modelli predittivi, i ricercatori hanno scoperto come l’estinzione dei grandi felini vada di pari passo con la diminuzione delle loro prede. Ad esempio, se tutte le specie cacciate oggi dichiarate a rischio dovessero scomparire nei prossimi anni, i leoni e i leopardi africani si ritroverebbero, rispettivamente, soltanto con il 39% e il 37% delle loro prede abituali. Una simile scarsità, in assenza di un tempo sufficiente in termini evolutivi affinché i felini si adattino ad altri tipi di fonti alimentari, comporterebbe conseguentemente la morte dei grandi predatori.

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Il modello troverebbe conferma nell’evidenza empirica: in tutti i luoghi dove leoni e affini sono presenti, quali nel continente africano, la popolazione tende ad andare di pari passo con la disponibilità di prede. A questo, naturalmente, vanno quindi aggiunti altri rischi per la sopravvivenza, quali quelli dovuti alla modifica degli habitat, al bracconaggio e alle altre attività dell’uomo.

Lo studio, di conseguenza, dimostra come gli sforzi di conservazione debbano sempre più seguire un percorso integrato fra più specie diverse, poiché per garantire la sopravvivenza di un esemplare è innanzitutto necessario agire sulla sua catena alimentare, con programmi specifici di ripopolamento delle prede e il ripristino degli ecosistemi.

12 maggio 2017
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