Una vita di fatica e sofferenza, quella che spesso conducono gli animali da circo, costretti a esibirsi in modo del tutto innaturale, con comportamenti e azioni che non ricalcano i procedimenti appresi durante la vita selvaggia. Coercizioni e un’esistenza sempre in viaggio, correlata da un’alimentazione non sempre adeguata al loro benessere. Ne sanno qualcosa le leonesse Sonja e la sorella Maggie, vissute per otto anni all’interno di una struttura circense tedesca. Sonja, nata nel 2006, ha trascorso buona parte della sua esistenza sulla pista del circo, imparando a sollevarsi sulle zampe posteriori a comando. Trucco appreso cercando di raggiungere un pezzo di carne, fatto sventolare davanti al naso dal suo addestratore.

Di proprietà del Zircus Las Vegas, hanno viaggiato tappa dopo tappa, città dopo città, anche se della loro esistenza circense non si sa nulla. Un controllo da parte delle autorità tedesche aveva evidenziato una condizione di disagio vissuta dalla sorella Maggie, con una profonda lacerazione presente sulla coda. Nonostante lo staff del circo fosse stato invitato a curare l’animale nulla era stato mai fatto e la condizione di sofferenza si era presentata nei successivi controlli. Forse la coda era rimasta chiusa dentro una porta, durante gli spostamenti che vengono effettuati quando si trasferiscono gli animali da uno spazio all’altro. Per questo, nonostante gli avvisi, le due leonesse erano state confiscate con altre due tigri, quindi condotte per le prime cure presso il Natuurhulpcentrum. Gli animali erano apparsi piuttosto stanchi, stressati e denutriti, mentre a Maggie era stata amputata la coda.

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Successivamente, con il supporto della Born Free Foundation, le sorelle sono state trasferite in Africa presso un santuario a Shamwari. Un viaggio lungo ed estenuante, ma il ritorno alla natura è stato accolto con gioia e consapevolezza. Le due ora possono godere di una vita più serena, in compagnia del leone Jerry, anche lui salvato da uno zoo rumeno. Non potranno mai ritornare alla vita completamente selvaggia ma lo spazio del santuario, controllato e libero, è per loro una casa protetta e felice.

24 novembre 2016
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