In Gran Bretagna è scoppiato un vero e proprio caso attorno all’eolico. Ricordiamo come si tratti di una delle fonti rinnovabili simbolo della lotta alla produzione di CO2 e di una certa idea di sviluppo sostenibile ed ecocompatibile. Secondo Ruth Lea dell’organizzazione indipendente Civitas però sarebbero tutte “balle”.

L’analisi condotta – e pubblicata sul Guardian – è semplice e a prima vista poco appellabile: per funzionare le pale eoliche devono essere coperte da sistemi di produzione energetica tradizionali, di solito industrie a gas. Questo perché il flusso di energia prodotta dal vento non è stabile, né prevedibile e serve qualcuno o qualcosa che “copra i buchi”.

Calcolando i costi dell’eolico considerando anche queste spese indirette, Lea afferma che sono troppo esosi: 146 sterline (179 in caso di impianti offshore) per ogni MWh contro le sole 67,8 sterline necessarie per il nucleare e le 96,5 per la produzione a gas tramite ciclo combinato (con costi che salgono leggermente se abbinati a quelli per la cattura della CO2). Ci sarebbe da chiedersi se l’economista britannica ha calcolato fra i costi per il nucleare anche quelli necessari per le lunghe fasi di smantellamento e quelli per il trattamento delle scorie.

Ad ogni modo, il dato più interessante pubblicato da Lea riguarda la quantità di CO2 rilasciata nell’aria. Un sistema eolico coperto da centrali a gas sarebbe decisamente più inquinante di uno semplicemente a gas di pari potenza.

Com’era prevedibile, queste dichiarazioni hanno animato un vespaio di polemiche e il Guardian si è preoccupato di rendere conto puntualmente. Qualcuno ha sostenuto che Civitas stia sovrastimando il problema dell’intermittenza, ricordando come in alcune regioni la tecnologia eolica abbia raggiunto un livello di competitività paragonabile a quella delle altre fonti. Altri notano come questi problemi non siano reali finché l’eolico non superi nel mix energetico il 20% di tutta la produzione.

Secondo il nostro umile parere, andrebbe anche notato come difficilmente possano esistere sistemi di produzione energetica davvero eco-compatibili finché i modelli di sviluppo si baseranno su concetti come “crescita” e “competitività”. Probabilmente la verità nascosta nei dati pubblicati da Civitas è il fallimento intrinseco del modello socio-industriale del capitalismo globalizzato, di cui le due crisi – quella ambientale e quella economica – non sono che fenomeni visibili.

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19 gennaio 2012
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I vostri commenti
Lugligino, giovedì 19 gennaio 2012 alle19:28 ha scritto: rispondi »

Perchè non si usa l'energia elettrica generata dalle pale per ottenere idrogeno da bruciare all'occorrenza?

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