Lenticchie: perché si mangiano a inizio anno?

Le lenticchie sono il contorno tradizionale servito nei primi giorni dell’anno nuovo. Si tratta di una delle proposte della tradizione per assicurarsi dodici mesi di fortuna e, soprattutto, ricchi di denaro.

Questi legumi fanno parte dell’alimentazione da più di 4.000 anni: secondo alcune ricerche, erano impiegate come alimenti sin dal Neolitico e, già da allora, venivano considerate un alimento portafortuna. Il consumo di lenticchie, tuttavia, è stato anche collegato alla morte, nonché allo scarso valore, come dimostra il detto “vendersi per un piatto di lenticchie”.

Le lenticchie dal Medioevo

Lenticchie

Lentils on a wooden table. Selective focus via Shutterstock

Nel Medioevo il consumo di lenticchie era tutt’altro che legato alla ricchezza: secondo l’uso del tempo, erano destinate all’alimentazione dei ceti più poveri della popolazione. In Francia erano addirittura cibo per i cavalli. Nonostante questo, oggi consumiamo le lenticchie soprattutto come buon augurio: questa tradizione è nata molto probabilmente dall’aspetto e, non ultimo, dal fatto che possano rendere il piatto ricco, ossia pieno. Secondo altre fonti, l’usanza deriva dall’antica tradizione romana di regalare una scarsella, ossia una piccola borsa di pelle piena di lenticchie, con l’augurio che potessero trasformarsi in soldi.

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Con ogni probabilità, ci sono anche altre spiegazioni alla tradizione e quale sia la prima non è ancora stato stabilito. L’usanza si confonde anche con quella degli altri alimenti “in chicchi”, tra cui riso, melograno e chicchi d’uva. Di sicuro, è noto come le le lenticchie siano un toccasana per il nostro benessere: una porzione da 100 g assicura un buon apporto calorico, pari a 325 calorie, una buona quantità di fibra alimentare, che rappresenta circa il 14% del loro peso, e una ricca quantità di proteine vegetali.

Vediamo quali lenticchie sceglierle e come cucinarle con due ricette proposte da Pellegrino Artusi, il noto gastronomo e critico letterario italiano, autore de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.

Lenticchie: quali scegliere

Questi legumi, così come tutti gli altri, sono oggi disponibili sia secchi che in scatola. I primi richiedono una preparazione più lunga perché di solito, nonostante le ridotte dimensioni, è preferibile lasciarli qualche ora in ammollo. In scatola, invece, sono pronti all’uso.

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In tutti i casi, vista la disponibilità di lenticchie italiane di gran qualità, è preferibile controllare la provenienza del legume scelto. Nel nostro Paese ne vengono coltivate alcune specifiche tipologie, apprezzate per le loro qualità organolettiche e nutrizionali. Queste sono Altamura, Castelluccio, rossa, Colfiorito, Villalba e Ustica.

Nonostante tali varietà, tutte le lenticchie si possono distinguere in due grandi gruppi: le grandi e le piccole. Queste ultime sono molto adatte come contorno: oltre che per la maggiore velocità in cottura, presentano anche una cuticola esterna più sottile, che le rende più piacevoli al palato.

Le lenticchie intere per contorno

Ottime come contorno del tradizionale cotechino e zampone. Si realizzano facilmente facendo bollire le lenticchie con un mazzetto di erbe aromatiche e ripassando le lenticchie stesse, scolate in poca cipolla e burro, quindi servite calde con poco pepe e sale.

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In alternativa Pellegrino Artusi propone le stesse lenticchie passate a crema.

Lenticchie passate per contorno

Hummus

Hummus via Pixabay

Le lenticchie bollite con il mazzetto di erba aromatica possono essere ridotte in purè con un passaverdura. Il composto ottenuto deve essere saltato in un tegame con olio e un battuto di cipolla, prezzemolo, sedano e carota. In caso di necessità, il purè di lenticchie può essere ammorbidito con poco brodo vegetale caldo. Il passato è anche una proposta alternativa come primo piatto o, in una coppetta di dimensioni ridotte, come antipasto in versione finger food.

3 gennaio 2018
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