Le lenti a contatto sono uno strumento utile per la correzione dei difetti visivi. Indicate soprattutto in occasione dell’attività sportiva, rappresentano ormai una soluzione pratica e comoda per coloro che non vogliono avere a che fare con la montatura degli occhiali.

L’approccio alle lenti a contatto deve però essere consapevole delle responsabilità che ne comporta l’utilizzo, in termini di manutenzione e cura quotidiana, come anche dei rischi legati a una pulizia insufficiente delle stesse. Rispetto ai primi modelli, usciti nel 1950 a opera di Norman Bier, il cui sviluppo sembra sia conseguenza diretta degli studi di Leonardo prima (1508) e Cartesio poi (1635), molti sono stati i progressi e le innovazioni nel settore.

A cominciare dalle prime versioni di lenti a contatto realizzate con idrogel, intorno agli anni ’60 a opera dei cecoslovacchi Drahoslav Lim e Otto Wichterle, morbide e tutt’oggi disponibili sul mercato in diverse varietà.

Tipologie e uso

Esistono tre principali categorie di lenti a contatto, entro le quali possono essere ricondotte quasi tutte quelle disponibili sul mercato: morbide, rigide e rigide gas permeabili (RPG). L’altra caratteristica in grado di differenziare le varie tipologie è quella della durata di utilizzo, che va dall’impiego giornaliero a quello prolungato nel tempo.

La realizzazione di lenti a contatto morbide avviene mediante l’impiego di polimeri flessibili di idrossietilmetacrilato (HEMA), da silicone e da altri materiali simili. La caratteristica idrofila di questi composti polimerici permette la presenza d’acqua in una percentuale vicina all’80%, fornendo loro maggiore permeabilità all’ossigeno e bagnatilità.

Sono in generale più comode e pratiche da maneggiare, oltre che capaci di adattarsi con maggiore efficacia all’occhio, rendendo più agevole sia la fase di applicazione che quella di rimozione. Non sono tuttavia in grado di correggere tutti i disturbi visivi, in ogni caso in numero inferiore a quelli corretti da un paio di lenti “rigide”. Risultano tuttavia particolarmente indicate per le attività sportive e stili di vita più intensi. Tre le differenti tipologie, in base alla durata di utilizzo:

  • Usa e getta – Si tratta dei dispositivi più costosi, ma anche più comodi e versatili. Al termine dell’utilizzo, solitamente giornaliero, queste lenti vengono gettate e sostituite all’occorrenza con un nuovo paio. Oltre ad avere lenti sempre in condizione ottimale al momento dell’applicazione, un ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che non sarà necessario provvedere alla pulizia e disinfezione (prevista per altri modelli). Ottimali soprattutto per chi ne fa un utilizzo occasionale.
  • Monouso – Questo tipo di lenti rappresenta forse il miglior compromesso in termini di costi e benefici. Dalla durata variabile (settimanale, quindicinale o mensile), questa tipologia consente di ridurre al minimo il rischio di infezioni oculari tipico di quelle a uso prolungato e di ridurre i costi rispetto alla versione “usa e getta”. Devono tuttavia essere rimosse e pulite con cura ogni giorno utilizzando un apposito liquido detergente. Consigliate a chi ne fa uso frequente.
  • Uso prolungato – Una tipologia in progressivo disuso, che vede nella possibilità di mantenere la lente applicata per 7 giorni (senza necessità di rimozione) il suo punto di forza. Per contro i rischi di abrasione corneale o di infezione derivanti dall’indossare lenti a contatto (qualsiasi tipologia) durante il sonno hanno ridotto in maniera sensibile il numero dei suoi estimatori.

Le lenti a contatto rigide sono realizzate mediante l’utilizzo di polimeri vetrosi, silicone o fluoropolimeri. A fronte di una maggiore difficoltà nell’applicazione e rimozione di questi dispositivi, con un periodo di adattamento richiesto di circa 7 giorni, i supporti rigidi favoriscono una più efficace correzione di miopia, astigmatismo e ipermetropia anche a gradazioni elevate.

Tali dispositivi risultano più durevoli e resistenti, oltre a essere in grado (grazie alla forma sferica) di correggere anche le irregolarità corneali come ad esempio il cheratocono. Lenti rigide non permeabili sono tuttavia sempre meno utilizzate, a causa dello scarso passaggio di ossigeno attraverso la cornea, in favore delle varianti permeabili.

Le lenti a contatto rigide gas permeabili forniscono un valido supporto visivo anche in presenza di difetti visivi come il cheratocono. Più durature rispetto alle “morbide” (circa 2-3 anni), questi supporti sono indicati soprattutto per la correzione dell’astigmatismo. Sono tuttavia sconsigliate durante la pratica di attività fisica e/o sportiva ad alta intensità o con possibilità di urti.

Esistono infine altre quattro tipologie di lenti a contatto: ibride, bifocali o multifocali, toriche o colorate. Le prime offrono un centro rigido (gas permeabile) circondato da una superficie morbida, utili in caso di difficoltà a indossare le classiche “rigide” o in presenza di patologie quali il cheratocono. Le seconde sono indicate nel trattamento della presbiopia, seppure non offrano una qualità visiva ottimale.

Le “toriche” sono in genere più costose di altre tipologie in quanto finalizzate alla correzione dell’astigmatismo e spesso dotate di apposite “incisioni” che impediscono alla lente stessa di spostarsi rispetto all’assetto ottimale. Le colorate sono talvolta impiegate in ambito medico per la correzione di disturbi quali ad esempio il daltonismo. Frequente è tuttavia il loro utilizzo come dispositivo a carattere “estetico”, che deve però essere sempre subordinato al controllo da parte di un oculista (onde evitare possibili problematiche alla vista).

Come indossarle

La prima regola da seguire per indossare delle lenti a contatto è la pulizia delle mani, da effettuare sempre prima dell’applicazione e della rimozione dei supporti visivi. Una pratica utile è quella di cominciare ad applicare e rimuovere le lenti sempre partendo dallo stesso occhio, soprattutto in caso di utilizzo di due differenti gradazioni.

Il passo successivo è quello di controllare che la lente sia nel verso corretto. Qualora mostri riflessi o una forma non tondeggiante dovrà essere riportata sul lato giusto. Posizionare la lente sulla punta del dito indice della mano con cui si procederà con l’applicazione, mentre con l’indice dell’altra si solleverà la palpebra superiore (per evitare una chiusura involontaria).

Avvicinare l’indice con sopra la lente all’occhio, mentre con il medio della stessa mano si dovrà tenere ferma e delicamente tirata verso il basso la palpebra inferiore. Al momento dell’applicazione potrà essere utile guardare verso l’alto, appoggiando con delicatezza la lente alla parte inferiore dell’occhio. Chiudere per qualche secondo le palpebre per consentire alla lente a contatto di posizionarsi al meglio.

Anche durante l’operazione di rimozione delle lenti si dovranno tenere alcune accortezze, come il lavare le mani prima di procedere o l’iniziare sempre dallo stesso occhio. Primo passo sarà in questo caso guardare in alto, seguire dall’abbassamento delicato della palpebra inferiore, sempre con il dito medio.

Avvicinare delicatamente l’indice alla parte inferiore della lente, lasciandola poi scivolare dolcemente sulla parte bianca dell’occhio. A questo punto stringere piano la lente tra indice e pollice, rimuovendola. Procedere a questo punto, se necessario, con l’operazione di pulizia e riporre la lente nell’apposito contenitore (se usa e getta potranno essere smaltite con l’indifferenziato o secco).

25 maggio 2016
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