Insieme alle più note energie rinnovabili, come il solare, l’eolico o l’idroelettrico, esiste un intero filone di tecnologie utilizzate per ricavare elettricità direttamente dal mare. È questo uno dei settori maggiormente in corso di sviluppo con l’odierna crisi energetica, visti e considerati i due terzi abbondanti del nostro pianeta ricoperti dalle acque.

Uno dei sistemi in particolare sviluppo oggi è quello che sfrutta l’alternarsi delle maree. La tecnologia è da tempo già utilizzata, un esempio è la centrale francese di Saint-Malo, che attraverso un sistema di vasche molto simile a delle dighe, sfrutta grandiose maree di 14 metri verticali, che hanno contribuito a rendere famosa la vicina isola (a volte collina) di Mont Saint-Michel.

In questo settore, il progetto più all’avanguardia riguarda l’Australia, paese che da alcuni anni ha fatto della sostenibilità un argomento di centrale rilevanza politica e sociale. L’opera ambiziosamente progettata dalla Atlantis Power Resources di Singapore, ancora in fase sperimentale, una volta a regime dovrebbe soddisfare le esigenze energetiche di 1000 abitazioni.

Da pochissimo invece è l’Irlanda del Nord ad aver concluso il periodo di prova, che ha dato il via all’attività del più potente impianto off-shore che sfrutta le correnti marine, che si basa invece sull’utilizzo di turbine subacquee di 16 metri di ampiezza. Con lo scopo di sfruttare le forti correnti del sito in cui è posizionato, il generatore è il più grande del mondo nonché il primo ad essere utilizzabile su vasta scala commerciale.

L’impianto è in grado di garantire alla rete elettrica nord irlandese energia per il fabbisogno di più di mille unità abitative, e rappresenta un esperimento che se di successo potrebbe essere replicato, offrendo un prezioso contributo alla lotta ai cambiamenti climatici.

Sempre in Australia è in fase di avviamento la costruzione, ad opera dell’americana Ocean Power Technologies, di un parco di boe/turbine in grado di carpire energia dal moto ondoso.

Le boe in questione funzionano attraverso un sistema piuttosto sofisticato, che trasforma l’oscillamento della boa in energia raccolta da un generatore e inviata a riva attraverso dei cavi subacquei.

Un sistema attualmente in fase di prova anche in Spagna e in America, dove perfino la marina sta valutando di utilizzare simili sistemi energetici autosufficienti.

In linea di massima ci sono due “argomenti contrari” che emergono dalle tecnologie energetiche marine:

  1. il primo riguarda l’irregolarità della fornitura energetica. Nessuno di questi fenomeni, dalle maree, al moto ondoso, sono sufficientemente costanti e prevedibili;
  2. il secondo riguarda invece l’aspetto delle coste, che rischiano ovviamente la deturpazione ambientale da impianti del genere off shore, come accade con i parchi eolici marini.

In Italia queste tecnologie sono poco dibattute anche perché più adatte per gli oceani che per i nostri mari, anche se esistono numerosi siti che potrebbero essere assolutamente adatti a sistemi simili.

Di certo, sembra più promettente la strada degli impianti marini, così come quella dei parchi eolici offshore, piuttosto degli orribili quanto sporchi impianti fossili, come i rigassificatori, che animano ancora il dibattito energetico nostrano.

30 settembre 2008
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