Un’intervista apparsa in questi giorni a Giancarlo Aquilanti, uno dei manager dell’Enel, mostra come la società elettrica sia in procinto di iniziare la costruzione di impianti nucleari in Italia. La data d’inizio dei cantieri dovrebbe cadere nel 2013, ma i preparativi sono già in corso, in spregio del referendum anti-nucleare che verrà votato, probabilmente, a giugno.

Nell’intervista, rilasciata al portale NuovaSocietà, lo stesso Aquilanti si mostra entusiasta per l’opportunità che, a suo dire, si apre per il nostro paese:

“L’obiettivo è creare una fonte di generazione di energia che sia più competitiva rispetto alle altre e sto parlando di generazione di base quindi di quella che, per esempio, oggi, si confronta con cicli combinati, cosa che per noi significa fondamentalmente importare gas. Il mix attuale riguardo la produzione di energia è tale per cui, rispetto alla media europea, siamo molto sbilanciati sul gas e dunque esposti alle fluttuazioni del prezzo di questo carburante e a costi medi di generazione superiori rispetto a quelli che sono raggiungibili attraverso l’energia nucleare “.

Nessuna parola viene spesa su possibili investimenti alternativi su fonti diverse, come quelle rinnovabili. Anzi, il manager prova a rassicurarci sul fatto che il nucleare sia una buona idea, condivisa globalmente, e che i problemi avvenuti in Finlandia e in Francia non si ripeteranno:

“Vogliamo imparare cosa lì non è stato fatto bene, questa esperienza può essere vissuta come fonte di paura e spingerci a ritirarci o come occasione per capire cosa deve esser fatto per migliorarci. Oltre al cantiere finlandese e ad uno francese c’è un cantiere cinese che sta facendo lo stesso tipo di impianto, sono partiti dopo e siamo andati a vedere come loro se la stanno cavando con la stessa tecnologia. Se la stanno cavando in maniera eccezionale, hanno messo a frutto quello che in qualche modo è venuto fuori dalle cose da migliorare nell’impianto finlandese. Tutti i Paesi che dopo Chernobyl avevano deciso di rinunciare al nucleare lo hanno poi fatto e al contrario hanno riconsiderato la decisione, solo noi abbiamo chiuso subito. La Germania e la Svezia che avevano deciso di chiudere gli impianti dopo un certo numero di anni, hanno esteso l’esercizio delle loro centrali e questa è una manifestazione di fiducia verso il nucleare”.

Tutto questo viene detto proprio nei giorni in cui il comitato per il Sì al referendum che impedirebbe all’Enel di portare avanti i suoi progetti (e su cui l’intervista non spende neanche una parola) prende finalmente vita, riunendo, come auspicato, associazioni diverse, rappresentanti moltissime delle anime sociali del nostro paese.

Fra gli aderenti contiamo, infatti: ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.

Sarebbe auspicabile che il dibattito futuro impari a non ignorare le voci altrui.

7 febbraio 2011
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I vostri commenti
Guido Grassadonio, venerdì 11 febbraio 2011 alle10:49 ha scritto: rispondi »

@gian_paolo, il solare permette di ripensare i sistemi di distribuzione dell'energia, da forme accentrate che girano attorno a grandi centrali, a quello di rete di tante "isole" autosufficienti. Nel calcolo costi e benefici bisognerebbe tenere intanto presente anche queste differenza "politiche". Inoltre, tra i costi del nucleare ci sono da considerare quelli di stoccaggio. Per quanto riguarda le spese, inoltre, anche se il capitale totale potrebbe essere maggiore, di fatto non tutti gli oneri sarebbero da addebitare allo Stato - ma anche ai singoli cittadini che acquistano i pannelli solari. Infine, nel caso di grandi centrali fotovoltaiche, i costi variano sensibilmente da quelli di piccoli impianti. Sul fatto dell'ipocrisia non posso che darti ragione. È il rischio che corre ogni "ambientalismo" che passa per il convincimento "morale" altrui.Però non dobbiamo cadere nello stesso errore da te citato: dato che un attivista si è comportato ipocritamente, allora siamo tutti autorizzati a fare come ci aggrada. Grazie del contributo alla discussione.

gian_paolo, venerdì 11 febbraio 2011 alle0:01 ha scritto: rispondi »

Il risparmio è obiettivo primario, ma chi è disposto a rinunciare alla macchina, a fissare la temperatura estiva a 24° e quella invernale a 17°, ad abbassare l’illuminazione ecc. considerando comunque che la metà della corrente serve all’industria. Un po’ di tempo fa sono andato a casa di un collega convinto ecologista socio Lega Ambiente (io da 35 anni sono del WWF) a casa aveva i termosifoni al max e una temperatura di ben oltre 20°C e andava in giro in maglietta. Quando glielo fatto notare ha risposto che a casa c’era un anziano e che poi avrei dovuto controllare il supermercato sotto casa dove lo spreco era molto maggiore. Morale italiana: io non spreco, ma se lo faccio è per necessità, e comunque gli altri lo fanno più di me. È una mentalità molto diffusa: risparmio si, ma che lo facciano gli altri…

gian_paolo, giovedì 10 febbraio 2011 alle23:49 ha scritto: rispondi »

Certo l’istallazione di un GW nucleare costa 3-3.5 MLD di € ma avete idea di cosa costa un GW fotovoltaico? 5000€ d’istallazione di un KW, ma questo KW lo avrete solo con il sole allo zenit, cielo limpido, temperatura ottimale e per il primo anno di funzionamento, visto che ogni anno perde l’1% (senza tener conto del Mismatching). Quindi l’effettivo costo del Kw istallato, considerando il 14% d’insolazione, 5000/0.14 = 35.700 €/Kw; ovvero per un GW 35.7 MLD €. Che dite questi soldi faranno gola ad affaristi e mafiosi? Non capisco perché dovremmo essere in grado di costruire in Italia ed all’estero dighe, gallerie, ponti, autostrade, alta velocità, centrali termoelettriche, elettrodotti, aziende sicure e ultraefficienti, centrali termoelettriche ecc. e non una centrale nucleare. Un ospedale decrepito pugliese (vedi Striscia) o la casa dello studente dell’Aquila o la spazzatura di Napoli, non deve mettere in dubbio la capacità di costruire un grattacelo a Milano o una galleria alpina o appenninica (lo dico perché ho vissuto 8 anni all’estero e la tecnologia italiana è ovunque molto apprezzata e richiesta). COMUNQUE L’ITALIA NON E’ TERZO MONDO, esistono delle capacità tecniche, organizzative e progettuali che ci sono invidiate dai concorrenti internazionali. Spero che la sfiducia sia nei politici, non nei tecnici, ma la costruzione italo francese o italo tedesca (o giapponese o cinese…) di una centrale nucleare trascende dai piccoli interessi di politici, coinvolge responsabilità ben superiori. Certo sul “Consumare meno” siamo tutti d’accordo, il problema è riuscirci, e ad adattarci ad uno stile di vita diverso dall’attuale; in teoria sono tutti, o quasi, d’accordo, ma vorrebbero che gli altri… consumassero meno.

Enzo R., martedì 8 febbraio 2011 alle10:34 ha scritto: rispondi »

In tutti questi interventi, come in altri della stessa natura, non appare mai l'intenzione di fare una campagna per il risparmio energetico che vale un bel po' di centrali di grande potenza. Lo spreco di energia (non solo quella elettrica)va di pari passo con la crescente domanda di energia. Su queste premesse, andiamo incontro ben presto a razionamenti forzati nell'uso dell'energia senza esserci preparati: anche per costruire generatori di energia da fonti rinnovabili occorre dell'energia la cui disponibilità, in Italia più che altrove, dipende dagli umori sociopolitici di soggetti al di fuori dei confini del nostro Paese.

alfonso, lunedì 7 febbraio 2011 alle20:47 ha scritto: rispondi »

Ricordo che già nel 1987 il popolo italiano si è espresso, con un referendum, contro l'insediamento di centrali nucleari sul territorio nazionale. Purtroppo, chi oggi governa questo Paese richiama la volontà popolare solo quanto gli fa comodo.

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