Lego non rinnoverà il contratto con Shell. Ha infine avuto successo la pressione esercitata da Greenpeace sull’azienda produttrice dei famosi “mattoncini”, la quale ha messo fine a una collaborazione avviata negli anni ’60. Un contratto il cui valore è stimato in circa 68 milioni di sterline (circa 86,5 milioni di euro).

La pressione di Greenpeace si è concretizzata soprattutto attraverso un video, divenuto in breve tempo virale, nel quale i popolari giocattoli venivano utilizzati per mostrare i dannosi effetti che la caccia al petrolio dell’Artico sta producendo. Per la sua realizzazione sarebbero stati utilizzati Lego per circa 120 kg.

A dare l’annuncio della decisione di non rinnovare gli accordi con Shell il direttore esecutivo di Lego, Jørgen Vig Knudstorp. Giunta dopo una iniziale resistenza, tale disposizione è stata così annunciata da Knudstorp:

Allo stato attuale delle cose non intendiamo rinnovare il contratto con Shell nel momento in cui terminerà quello attualmente in essere.

Soddisfazione espressa dal direttore esecutivo Greenpeace per il Regno Unito, John Sauven, che ha sottolineato come la campagna mediatica a favore dell’Artico abbia toccato un “nervo scoperto” e attratto molti cittadini sensibili al problema:

Sembra la campagna abbia toccato un nervo scoperto in merito alla collaborazione tra due compagnie che le persone vedevano come del tutto inappropriata, per una società come Lego il rapporto con un’azienda petrolifera, il che rappresenta un segnale dei cambiamenti che stanno avvenendo [nell’opinione pubblica riguardo le compagnie produttrici di carburanti fossili].

Questo il video, diventato presto “virale”, che finito con il “convincere” i responsabili Lego a interrompere i rapporti commerciali con Shell.

9 ottobre 2014
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