Per chi pensasse che il solo fatto di presiedere il semestre europeo sarebbe bastato per metterci al riparo da nuove bocciature da parte dell’UE, ecco la smentita: la Commissione Europea ci ha appena giudicato inadempienti rispetto all’adeguamento all’EU Timber Regulation (EUTR) e quindi colpevoli di non combattere in modo adeguato il commercio di legno illegale.

L’EUTR è stato adottato 4 anni fa ed è in vigore da un anno, ma l’Italia ha adempiuto agli obblighi solo in tema di “autorità competenti”, mentre per quanto riguarda sanzioni e controlli la normativa è ancora in via di definizione. Siamo in ritardo e nel frattempo il regolamento non può essere applicato. Attualmente l’entità del commercio illegale di legname copre un 15-30% del totale mentre è il 50-90% nei Paesi del bacino amazzonico, dell’Africa Centrale e del Sud-Est asiatico.

Nonostante i passi avanti degli ultimi anni nella regolamentazione del settore e le prese di posizione dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, il giro d’affari globale, dichiarano Interpol e United Nations Environment Programme (UNEP), è ancora superiore ai 22 milioni di euro. Solo l’8% delle foreste di tutto il mondo hanno certificazione che ne attesta la sostenibilità e in ogni caso, a volte, soprattutto nei Paesi tropicali, questa non è una garanzia sufficiente.

Le foreste sono fondamentali per la loro capacità di immagazzinare CO2, aiutano a combattere il cambiamento climatico. La deforestazione si calcola, sia responsabile del 17% delle emissioni totali di questo gas serra, una cifra che supera il contributo di tutti i mezzi di trasporto esistenti, messi insieme. Il commercio illegale di legname trascina con sé però anche una serie di altre pratiche illegali e squilibra il mercato “sano”.

Anche in seguito alla mobilitazione da parte di Greenpeace, il Consiglio dei Ministri ha approvato in maggio un decreto per l’attuazione della disciplina europea, che evidentemente non è stato sufficiente a risparmiarci dalle “bacchettate” dell’UE. Risulta infatti carente dal punto di vista delle sanzioni, che non sarebbero adeguate alle violazioni e che sono state addirittura ridotte dalla Conferenza Stato-Regioni.

Nel frattempo si è attivato dal 2012 il progetto LEAF (Law Enforcement Assistance for Forests), portato avanti dal Programma Crimini Ambientali dell’Interpol e dall’UNEP. Prevede uno studio approfondito della situazione attuale, con tanto di mappature dei luoghi incriminati e di definizione delle strutture dei gruppi criminali. Il fine ultimo è quello di fornire sostegno, anche attraverso la formazione, ai Paesi che vivono questo problema più da vicino.

In quest’ottica il progetto sostiene anche la lotta realizzata attraverso il meccanismo internazionale di finanziamenti “Reducing Emission From Deforestation and Forest Degradation” (REED), supportato da iniziative delle Nazioni Unite e della Banca mondiale, che prevede di ridurre le emissioni di gas serra causate dalla deforestazione e dalla degradazione delle foreste, sviluppato poi ulteriormente con il REED+, per il quale si aggiunge un’azione di forestazione e riforestazione.

6 agosto 2014
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