Nessuna “legge stadi“, ma una concessione all’edilizia selvaggia. Secondo Legambiente le nuove normative appena approvate alla commissione Cultura della Camera non avrebbero nulla a che vedere con lo sport, bensì riguarderebbero unicamente la possibilità per i costruttori di realizzare veri e propri nuovi quartieri. Unico vincolo, la costruzione di un impianto sportivo coperto da almeno 4.000 posti.

Un impianto normativo che non convince Legambiente, secondo cui la “legge stadi” aprirebbe alla possibilità di una vera e propria stagione dell’edilizia selvaggia e della cementificazione persino in aree agricole e non edificabili. Originariamente nato come provvedimento per “favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi” in vista di eventuali candidature dell’Italia ad ospitare competizioni mondiali, europee od olimpiche. A lanciare l’allarme Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’associazione ambientalista:

Chiamarla ‘legge stadi’ è una vera ipocrisia. Il calcio e gli stadi per gli Europei o i Mondiali non c’entrano nulla con il testo approdato in Senato dopo un iter quanto mai discutibile. Ma questa fretta ha una ragione ben precisa: se approvato, il Disegno di Legge, consegnerebbe nelle mani di chi vuole realizzare speculazioni edilizie uno straordinario strumento per costruire in aree non edificabili in ogni Comune italiano.

Si potranno rendere edificabili aree che oggi non lo sono per i piani vigenti. E in queste operazioni prevedere ‘attività residenziali, direzionali, turistico-ricettive e commerciali’. Niente a che vedere con lo sport e le squadre di calcio: si tratta invece di un provvedimento speciale in grado di rendere edificabili terreni agricoli e persino, con alcune forzature, aree vincolate.

Assurdo secondo il rappresentante di Legambiente, che un provvedimento di tale rilevanza possa essere approvato dal Parlamento senza che sia mai stato discusso in nessuna delle due aule che lo compongono, ma che riceva il nulla osta direttamente all’interno delle due commissioni. In particolare la stessa associazione domanda il perché non siano state coinvolte anche la commissione Lavori Pubblici e quella Ambiente.

Le preoccupazioni dell’associazione sono state espresse in un dossier presentato durante una riunione al Senato, a cui si uniti anche Federico Oliva, presidente INU, Leopoldo Freyre, presidente Consiglio Nazionale degli Architetti e i parlamentari PD Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Roberto Morassut e Vincenzo Vita.

Nel dossier in particolare si pone l’attenzione sul fatto che non sono le società di calcio a cui realmente interessa l’approvazione del provvedimento, ma saranno gli immobiliaristi a farsi promotori di nuovi impianti destinati poi alle formazioni sportive. Questo per la formula inclusa nel testo licenziato dalla Camera di “complessi multifunzionali”, che a detta di Legambiente sono da intendersi come “complesso di opere comprendente ogni altro insediamento edilizio ritenuto necessario e inscindibile purché congruo e proporzionato ai fini del complessivo equilibrio economico e finanziario”.

L’aspetto più grave è, sottolinea in chiusura lo stesso Zanchini, che con qualche forzatura nelle procedure si potrebbero persino aggirare alcuni vincoli ambientali:

L’obiettivo è ben altro da quello di migliorare la funzionalità degli stadi italiani. Ci auguriamo che il Senato fermi questo provvedimento, per tornare a una procedura ordinaria e a prendere in considerazione finalmente i problemi degli impianti sportivi lasciando da parte gli interessi degli speculatori.

25 luglio 2012
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