L’ennesimo caso di violenza sugli animali trova sfogo sui social network, dove negli ultimi tempi sta circolando un video particolarmente crudele. Un gruppo di ragazzi ha infatti deciso di legare dei fuochi artificiali al dorso di un cane malandato, facendolo quindi probabilmente esplodere. Il tutto a onor di videocamera e smartphone, per caricare orgogliosi la loro impresa in Rete.

L’incredibile vicenda sarebbe accaduta in Honduras, nelle campagne di El Negrito, alla presenza di una decina di giovani dai 17 e ai 19 anni. L’origine del cane non è ben conosciuta, ma considerate le condizioni di magrezza nonché lo sguardo assente, potrebbe trattarsi di un randagio. Inerme, sul corpo dell’animale vengono fissati petardi e fuochi artificiali, nel pieno delle risate e del divertimento del gruppo di adolescenti. Accesa la miccia, dal filmato non è ben data comprendere la fine del povero esemplare: dopo i botti e la conseguente colonna di fumo, del quadrupede non vi è più traccia.

Stando a quanto riportano le fonti estere, la polizia locale sarebbe riuscita a risalire ai responsabili, ricostruendo proprio i movimenti relativi al caricamento del video sul Web. Per loro una sanzione modesta, forse data anche la giovane età: una multa di circa 60 sterline e un periodo obbligatorio di volontariato. È dagli stessi social network, quelle piattaforme che hanno ospitato e garantito ampia diffusione del video, che si solleva però la protesta: in migliaia avrebbero già firmato le più svariate petizioni, affinché gli aggressori siano sottoposti a pene ben più severe.

La mobilitazione online, tuttavia, rischia di fare un buco nell’acqua, almeno a livello legale. È difficile modificare una pena riabilitativa a sentenza già emessa, inoltre mancherebbero nella nazione delle norme più specifiche sul maltrattamento di randagi. Allo stesso modo, però, la stessa mobilitazione facilita la sensibilizzazione sul problema della violenza sugli animali, ancora preoccupantemente frequente ai nostri tempi.

Date le immagini crudeli e non adatte a un pubblico sensibile, si è deciso di non allegare il filmato incriminato: il video rimane comunque disponibile sulle fonti, riportate in calce all’articolo.

21 gennaio 2015
Fonte:
Lascia un commento