Altro che crisi, il business dell’Ecomafia continua a far girare soldi e tanti: un giro che nel 2012 si è attestato a circa 16,7 miliardi di euro. Ma sono tutti i numeri a essere impressionanti e un comunicato di Legambiente li snocciola senza pietà:

34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno. I numeri degli illeciti ambientali accertati lo scorso anno delineano una situazione di particolare gravità. Il 45,7% dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%) e dalla Toscana, che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%).

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Quello che emerge è uno spaccato dell’economia sommersa su cui larghi settori del nostro Paese si fondano. Un’economia che non si fa scrupoli a devastare il territorio, incendiare boschi, esercitare violenza sugli animali:

Crescono nel 2012 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), sfiorando quota 8.000, a una media di quasi 22 reati al giorno e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese: esattamente +4,6% rispetto al 2011, un anno orribile per il nostro patrimonio boschivo dato che aveva fatto registrare un picco del 62,5% rispetto al 2010.

L’analisi complessiva della situazione è esposta nel rapporto annuale e di Legambiente denominato Ecommafia 2013. I settori portanti di quest’economia parallela restano gli abusi edilizi e lo smaltimento dei rifiuti. Non mancano i casi di vere e proprie truffe nel servizio di riciclaggio, con una raccolta differenziata che avveniva soltanto nominalmente. Il danno, in questi casi è molteplice: non solo ambientale, ma anche di truffa al contribuente che paga un servizio che effettivamente non ha luogo.

Le conclusioni sono tratte dal presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza:

Quella delle Ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Che continua a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Con imprese illegali che vedono crescere fatturati ed export, quando quelle che rispettano le leggi sono costrette a chiudere i battenti. Un’economia che si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano a essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua a essere un’eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive.

L’impotenza (almeno apparente) delle istituzioni di fronte a questi fenomeni ci pare il dato più grave. Fra l’altro, crediamo che questi numeri di fatto contraddicano l’idea di una crisi delle mafie dovuta agli arresti messi in atto da parte delle forze di polizia. A prescindere dalle sconfitte di facciata, la malavita non arretra nel nostro Paese. Tutt’altro.

17 giugno 2013
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