Legambiente ha stilato il quinto rapporto di Animali in Città 2016, un insieme di dati e informazioni riguardanti il lavoro delle amministrazioni comunali capoluogo di provincia e delle aziende sanitarie locali, nei confronti della cura e delle attenzioni nei riguardi di cani e gatti. In particolare quelli di affezione ma anche gli esemplari a piede libero, i randagi, gli animali abbandonati e quelli accolti nei rifugi e nei canili. Una fotografia che immortala la situazione attuale, valutando al contempo la convivenza in città con animali padronali e selvatici.

Il rapporto si avvale del supporto e dell’intervento di alcuni esperti di settore, che hanno collaborato stilando una serie di suggerimenti, regole e indicazioni per la migliore convivenza con cani e gatti sia in città che in viaggio. A partire dall’accoglienza che deve risultare sempre responsabile e consapevole, favorendo un gesto importante come l’adozione da rifugi e strutture adibite al recupero dei trovatelli. Ciò che appare dal documento è una problematica ancora piuttosto pressante e presente lungo il territorio italiano, a dispetto di un’informazione sempre attuale: l’abbandono e il randagismo. Sono 91 i comuni e 73 le asl interpellate, da cui emerge una scarsa propensione all’utilizzo dell’anagrafe canina, quindi controlli limitati, un’informazione a singhiozzo nei confronti della necessità di sterilizzare e vaccinare gli animali.

Questo è il frutto di una strategia d’intervento disarticolata, non condivisa a livello nazionale, che ricade in modo negativo sulla collettività attraverso costi e spese elevati. Un esempio è l’adozione dei randagi a livello nazionale: su 4 esemplari salvati 3 trovano una casa, Trapani è maglia nera con un’adozione ogni 30 ingressi in canile. A Taranto scarseggiano le aree verdi, mentre i controlli nei confronti di abusi e maltrattamenti viene affrontato in modo poco capillare e omogeneo. Scarse anche le informazioni nei confronti del recupero degli animali selvatici, il cittadino spesso non sa a chi deve rivolgersi. Limitati anche i controlli e le multe, con risultati alterni sia per città che per regione. Un bilancio sostanzialmente nella media ma tendente al negativo, che ricade sulla comunità senza arginare in modo corretto comportamenti sbagliati. Così ha commentato la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni:

Contro il randagismo e la sofferenza dei nostri amici a quattro zampe si può fare meglio e di più. I controlli sono pochi, l’informazione è ancora scarsa e le politiche e i servizi per gli animali sono troppo disomogenei, se non quando territorialmente addirittura ignorati. Del randagismo si continua a parlare troppo poco e quasi solo in occasione di tristi fatti di cronaca. La questione, invece, ha urgente bisogno di un cambio di passo, in primis da parte delle Istituzioni. È evidente che le politiche del settore in Italia, dove solo alcune realtà hanno saputo costruire esperienze positive, devono uscire dalla fase pionieristica e trasformare le buone pratiche in patrimonio diffuso e pratica viva in tutto il Paese. Crediamo che solo unendo gli sforzi di tutti i soggetti pubblici e privati e armonizzando le politiche nazionali e locali si potrà risolvere una questione economica rilevante e costruire una realtà che rispetti il benessere animale e valorizzi l’importanza relazionale e affettiva con gli animali.

1 aprile 2016
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