Legambiente vola a Bruxelles a raccontare un po’ dell’Italia, dei suoi sforzi sul campo della legalità e della lotta alle eco-mafie. Sì perché non è un mistero che molte delle organizzazioni criminali italiane si siano rese responsabili negli anni di crimini ambientali terrificanti. Dagli scarichi abusivi alla gestione dei rifiuti, passando per l’abusivismo edilizio, il nostro paese è stato da sempre luogo di grandi scempi e di scarsissimo rispetto delle leggi per la protezione dell’ambiente.

Per questo motivo, Legambiente ha presentato, lo scorso 10 febbraio, il Rapporto Ecomafia 2010 al Parlamento Europeo, nell’ambito della conferenza indetta dal Gruppo Socialisti e Democratici sulla lotta alla criminalità organizzata.

Come ha dichiarato in quella sede Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente:

Le mafie si sono globalizzate e insieme a loro anche le misure necessarie per contrastarle devono diventare globali e omogenee. C’è bisogno di un fitto scambio di buone pratiche e di competenze e l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente rappresenta la punta avanzata nella raccolta di dati e informazioni sul fenomeno delle ecomafie.

Venneri ha insistito moltissimo sui meriti dell’Europa nell’aver “convinto” l’Italia ad accettare fra le sue leggi l’esistenza e la perseguibilità dei “reati contro l’ambiente”, e ha invitato le istituzioni comunitarie a continuare a vigilare sui nostri comportamenti e le nostre politiche.

Eppure, forse maggiore dovrebbe essere l’attenzione posta all’evoluzione green delle nostre mafie. L’eco-mafia non è più, purtroppo, soltanto quella che sporca e inquina, ma quella che sa mascherarsi di “verde” e continuare a fare affari. Recentissima è la notizia di sequestri di campi e pannelli solari in Sicilia, di inchieste nel Salento e in generale nel meridione. E non abbiamo dubbi che la green mafia avrà pochissimi interessi a curar davvero l’ambiente in cui viviamo. I pericoli all’orizzonte sono stati ben riassunti dal procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta:

Così non si può più andare avanti, rischiamo di trovarci tra 20 anni con colline piene di pannelli non più utilizzati, che hanno prodotto solo danno ambientale.

I finanziamenti statali, per altro giustamente difesi dalle associazioni ambientaliste, sono diventati un’opportunità di investimento e di pulizia di denaro sporco. Sarebbe ora che l’argomento inizi ad entrare più ampiamente nel dibattito nazionale.

15 febbraio 2011
I vostri commenti
maria, martedì 15 febbraio 2011 alle18:00 ha scritto: rispondi »

Complimenti per il nuovo look delle pagina.Bello. Credo si sia capito da altri miei commenti, che non amo l'idea di vedere le distese di pannelli o di pale, diffusi per l'Italia. A mio parere la ricerca dovrebbe andare in questa direzione, cercare di sfruttare gli spazi già utilizzati per altri motivi per esempio l'edilizia

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