È una cifra altissima: 500 km2 di suolo bruciato ogni anno in Italia. “Bruciato” perché sottratto alla sua immediatezza naturale e cementificato. In pratica, è come se una nuova Milano sorgesse ogni anno, cancellando campagne e parchi.

Il dato è stato fatto emergere nel rapporto annuale Ambiente Italia da Legambiente, che non ha perso l’occasione per puntare il dito contro l’urbanizzazione selvaggia, male atavico della nostra penisola. Stime approssimative, ma realistiche, parlano di un territorio urbanizzato pari al 15% di quello nazionale, ovvero qualcosa come 2.350.000 ettari (come l’intera Puglia e l’intero Molise assieme). E non è solo un problema di “proporzioni”: la crescita incontrollata ha regalato all’Italia forme urbanistiche sempre meno razionali, gestibili e articolate, sfociando nel più tragico dei paradossi: città che affogano nel cemento (e nell’acqua, mancando sistemi di riflusso adeguati) e una crisi abitativa dilagante – visto che molte case restano vuote.

Non può che essere durissimo il commento del presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, che se la prende anche con il decreto Milleproroghe:

Bisognerebbe fare come in molti paesi europei che stanno ponendo un freno all’urbanizzazione selvaggia. Ma nell’ultimo decreto Milleproroghe si fa esattamente il contrario. Si consente ai Comuni, per i prossimi due anni, di adoperare il 75% degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti: vuol dire spingerli a rilasciare permessi a edificare, anche dove non sarebbero necessarie nuove costruzioni, per pagare gli stipendi dei dipendenti.

Nel dettaglio, le regioni più urbanizzate sono Lombardia, Veneto e Campania. Seguono Lazio ed Emlia Romagna, mentre al sud cresce la cementificazione pugliese, molisana e lucana.

4 marzo 2011
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