Anche se potrà sembrare che il dibattito in Italia sia fermo sulla tenuta o meno del governo dopo il recente scandalo a luci rosse, in realtà, sotto traccia si continua a parlare anche dei grandi problemi del paese. Tra non molti mesi saremo chiamati a decidere se abolire o meno le norme che hanno privatizzato l’acqua pubblica e che permettono alla politica di pianificare il ritorno dell’energia nucleare fra le nostre forme di approvvigionamento energetico interno. Per questo motivo abbiamo deciso di seguire dandogli visibilità le varie voci che animano la discussione.

Una delle associazioni più attive nel campo della lotta la nucleare è da sempre Legambiente, con una presenza critica capillare capace di interagire con le istituzioni locali con varie iniziative – magari meno spettacolari di quelle di Greenpeace. La posizione rispetto ai referendum abrogativi è state delineata da un articolo messo in rete un po’ di giorni fa sul sito principale e firmato dal presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza:

La valutazione complessiva dei due referendum è ovviamente positiva:

“Partiamo da un punto. I Referendum su nucleare e acqua sono un’occasione imperdibile, il primo per sconfiggere definitivamente il nucleare, il secondo per ottenere un radicale cambiamento di rotta nelle politiche dell’acqua in Italia”.

L’analisi però si fa da subito realista, sottolineando la difficoltà di una vittoria, contro un fronte a cui serve convincere il 25% dell’elettorato a non votare per far fallire il quorum. Ad ogni modo:

“Abbiamo una montagna da scalare, attrezziamoci per farlo nel modo migliore per raggiungere la vetta. Legambiente accetta la sfida, ma non basta una dichiarazione positiva di impegno. Dobbiamo capire qual è il modo migliore per provare a raggiungere il quorum”.

Dezza osserva poi, probabilmente a ragione, la forte differenza di organizzazione che mosso i due comitati per referendum. Un largo fronte della società civile, aperto e capace di un’azione di propaganda orizzontale e capillare, contro un solo partito, l’Italia dei Valori, che si è assunto da solo l’onere del referendum anti-nucleare. E le differenze qualitative fra i due movimenti sono, quindi, evidenti:

“Il referendum per l’acqua un risultato politico l’ha già raggiunto e sta nell’incredibile numero di firme raccolte, che registra un’attenzione sociale senza precedenti per un bene comune. Per il nucleare non è così. L’IdV ha deciso di forzare e, nonostante le critiche e le perplessità delle associazioni e non solo, è andata da sola alla raccolta delle firme, non c’è stato intorno un movimento popolare come per l’acqua. Dico ciò non per amor di polemica. Tutt’altro. Ma per capire e condividere quale percorso dobbiamo organizzare”.

Ma se il referendum deve essere un’opportunità per tutto il paese, non deve scadere in propaganda partitica. Solo ricostruendo un fronte unico come nel 1987, nota Dezza, si potrà sperare di vincere la battaglia.

E, dunque, bisogna ripartire dalla coscienza civica ed ecologica diffusa in questi anni tra la società, dalla coscienza della “crisi climatica” incombente, per ottenere una vittoria più difficile di quella del 1987, perché da ottenere «a freddo», senza la tragedia di Chernobyl a mostrare in maniera chiara e immediata il pericolo e l’orrore del nucleare. E per fare ciò, conclude Desta, si rendono essenziali due punti di convergenza per tutto il movimento:

“Primo: oggi la priorità assoluta è cacciare il nucleare dall’Italia, smettiamola con le polemiche contro il fotovoltaico a terra e l’eolico (qui dobbiamo lottare perché i progetti siano buoni e nella misura adeguata), rischiamo di essere incomprensibili e velleitari di fronte a milioni di cittadini che ci guardano e ci giudicano. Secondo: serve un Comitato per il SI, ampio e trasversale, come per l’acqua, che abbia nelle organizzazioni della società civile la sua spina dorsale, che raccolga tutti i soggetti che sono convinti che il nucleare non serve al paese, indipendentemente dalle posizioni sulle fonti rinnovabili“.

Il “si” al referendum (e dunque il “no” al nucleare) potrà vincere soltanto se saprà seguire l’esempio di ampia convergenza dimostrato dalla campagna per l’acqua pubblica.

31 gennaio 2011
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I vostri commenti
aldo, lunedì 31 gennaio 2011 alle18:52 ha scritto: rispondi »

Concordo con l'analisi fatta da Legambiente: non sono lotte che possono essere demandate solo a partiti, ma devono superare le barriere della contrapposizione retorica da Talk Show. Il pericolo è troppo grosso per affidarci a certi personalismi.

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