Legambiente: fonti fossili hanno più incentivi delle rinnovabili

L’annosa questione rinnovabili contro i combustibili fossili oggi si riaccende in seguito a una dichiarazione di Legambiente. Più precisamente a ravvivare la polemica è Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’associazione ambientalista, il quale punta il dito contro il Governo che da anni cerca di screditare il settore delle rinnovabili perché considerato troppo costoso.

La polemica di Zanchini parte da lontano, ovvero da una dichiarazione del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato. Quest’ultimo qualche tempo fa affermò, in linea con i suoi predecessori, che l’energia in Italia costa tanto a causa delle rinnovabili. Secondo Zanonato infatti i sussidi alle rinnovabili costerebbero 12 miliardi all’anno e per questo le bollette di luce e gas prevedono dei rincari per finanziare il mercato dell’energia pulita.

Per Legambiente non è affatto così. Anzi, secondo l’associazione sono i fossili a costare allo Stato molto più delle rinnovabili. Secondo i conti di Legambiente infatti, alle industrie del carbone e del petrolio andrebbero 12,1 miliardi di sussidi, tra diretti e indiretti.

I sussidi diretti consisterebbero in 4,4 miliardi che ogni anno paghiamo agli autotrasportatori che portano, inquinando ulteriormente, le materie prime alle centrali, sotto forma di sconti sulle tasse, caselli autostradali e persino sconti sul carburante. Quelli indiretti invece ammonterebbero a ben 7,7 miliardi che si concretizzerebbero in infrastrutture, sconti per le trivellazioni e altre attività di cui la popolazione non è messa al corrente.

A tutto questo vanno aggiunti i famosi Cip6, i fondi che in teoria dovrebbero andare alle rinnovabili, ma che per la maggior parte vanno alle fonti cosiddette “assimilate” come carbone pulito e inceneritori. Anche le rinnovabili ottengono sussidi statali, è vero, ma in misura molto inferiore ai fossili. Zanchini non indica una cifra precisa, ma individua in circa un sesto (quindi circa 2 miliardi di euro) rispetto agli aiuti all’industria sporca ciò che finisce nel comparto delle rinnovabili.

Non è per nulla concorde con questa analisi il diretto interessato, ovvero il ministro Zanonato, che ha spiegato di avere ridotto i Cip6 rispetto al passato e che la costruzione delle infrastrutture non può essere considerata aiuto al carbone o al petrolio. Anzi, a suo dire non esisterebbe nemmeno un euro di finanziamento alle fonti fossili.

La richiesta di Legambiente comunque non è di spostare i finanziamenti dai fossili verso le rinnovabili, ma di utilizzare quei fondi per attività utili alla società come la messa in sicurezza del territorio, per evitare altre tragedie come quella della settimana scorsa in Sardegna.

In alternativa si potrebbero utilizzare quei fondi per migliorare le infrastrutture per tutti (trasporto navale e ferroviario anziché su gomma), per realizzare le smart grid, oppure semplicemente eliminare questo costo dalle bollette. In questo modo il prezzo dell’energia “tradizionale” aumenterebbe, rendendo sempre più conveniente quello delle rinnovabili.

25 novembre 2013
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