Per uscire definitivamente dalla crisi basta puntare sulla green economy. È questa la ricetta suggerita da Legambiente, che ha inviato al governo una serie di proposte concrete per ridurre la spesa pubblica, contrastare lo spreco di risorse naturali e promuovere uno sviluppo economico sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Per prima cosa, Legambiente suggerisce di varare una serie di misure fiscali che aiutino l’ambiente riducendo il debito pubblico del nostro Paese. Si va dall’introduzione di una tassa patrimoniale sulle auto di grande cilindrata alla revisione della fiscalità ordinaria sulle auto. In particolare, l’associazione propone di calcolare la tassa di possesso delle automobili in base alle emissioni di CO2, incrociando potenza dei veicoli e uso che ne fanno i proprietari.

Un’altra misura riguarda le acque minerali, di cui l’Italia è uno dei principali consumatori mondiali. Legambiente propone di introdurre un canone di 10 euro a metro cubo imbottigliato per tutto il territorio nazionale, in modo da aumentare la cifra che le Regioni incassano dalle concessioni, attualmente limitata a circa 10 milioni di euro all’anno:

Si ricaverebbero 125 milioni di euro – scrive l’associazione ambientalista – Solo il 5% del totale del fatturato delle aziende imbottigliatrici, da destinare alle Regioni e da reinvestire nell’ammodernamento impiantistico del servizio idrico integrato.

Per quanto riguarda invece i rifiuti, il Cigno suggerisce di aumentare il costo dello smaltimento in discarica e di penalizzare economicamente i Comuni che non raggiungono gli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata. Di contro, potrebbero essere previsti dei premi per le amministrazioni più virtuose, concedendo loro, ad esempio, uno sconto sull’imposta regionale.

In materia di mobilità, Legambiente chiede di introdurre un’accisa di 3 centesimi al litro su benzina e gasolio e di utilizzare il maggior gettito fiscale per potenziare i treni per i pendolari. Altre risorse potrebbero poi venire da un’accelerazione nella corsa verso gli obiettivi di Kyoto, attraverso la riduzione decisa delle emissioni di gas serra.

Gli ambientalisti, inoltre, propongono al Governo di rinunciare definitivamente alla realizzazione di alcune infrastrutture, e in particolare di cosiddette “grandi opere” come il ponte sullo Stretto di Messina e le nuove autostrade previste nella Pianura Padana:

Sono opere molto costose che distraggono ingenti risorse dalle infrastrutture ferroviarie e metropolitane, per rendere le città meno congestionate e più moderne – scrive Legambiente – L’Italia è l’unico Paese in Europa che finanzia strade e autostrade con risorse pubbliche doppie rispetto a quelle previste per ferrovie e metropolitane.


Altre misure di risparmio e di sviluppo economico potrebbero giungere dalla riduzione delle spese militari, dal contrasto degli sprechi delle derrate agricole e militari e dalla gestione più accorta del territorio, che permetterebbe di evitare il ripetersi di drammatiche e dispendiose emergenze. Decisivo, infine, il contrasto delle illegalità e delle ecomafie, che sottraggono risorse all’economia pulita:

Ogni ora si compiono 3,5 reati ambientali, il giro d’affari delle ecomafie nel 2010 è stato stimato intorno ai 20 miliardi di euro – conclude Legambiente – Il dato include il valore economico del mercato illegale e degli investimenti a rischio nel settore dei rifiuti, dell’edilizia, dell’arte, della produzione agricola e del racket degli animali. I rifiuti speciali “scomparsi” nel 2010 valgono 3,5 miliardi di euro. Nel 2010 l’economia “in nero” legata all’abusivismo edilizio è stata di quasi 2 miliardi di euro.

4 maggio 2012
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