Il prossimo 15 giugno l’Europa festeggerà il Wind Day, giornata dedicata all’energia eolica. In Italia, però, secondo Legambiente c’è ancora poco da festeggiare.

L’ultimo comunicato dell’associazione, in questo senso, è al vetriolo: a fronte di un settore in crescita e capace di creare posti di lavoro ed energia pulita in quantità già consistenti, i lacci burocratici impediscono il suo definitivo consolidamento.

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Dall’inizio del 2013 questa tecnologia ha prodotto 7,8 TWh di energia elettrica, con un più 31,1% rispetto allo stesso periodo del 2012. Sia nel 2012 che nel 2013 il picco di produzione nazionale rispetto ai fabbisogni ha superato il 20%. Nell’area del centro sud vi sono momenti nella giornata, secondo i dati di Terna, in cui il contributo del solo eolico supera il 50% dei fabbisogni.

Legambiente lancia però un allarme sul futuro dell’eolico in Italia. Emblematica è la situazione dei progetti di impianti eolici off shore. Tutti e 11 i progetti presentati sulle coste italiane sono, infatti, bloccati da un incredibile caos normativo. Un’incertezza che sta generando conflitti tra Governo e Regioni, proteste dei Comuni, allarmi per rischi che potrebbero essere scongiurati semplicemente fissando regole simili a quelle già adottate da altri Paesi, ossia che escludono le aree incompatibili e fissano criteri per la selezione delle proposte.

E se costruire off shore risulta difficile, la situazione per le installazioni terrestri non è molto migliore. Colpa del colpo di coda del Governo Monti e in particolare del Ministro Corrado Passera:

Anche per i parchi eolici e gli impianti di piccola taglia “a terra” la situazione delle autorizzazioni è di grande incertezza. Con gli ultimi decreti del ministro Passera, poi, sono stati introdotti limiti annui alle installazioni e barriere burocratiche, mentre nulla è stato fatto per fermare quella vera e propria tassa sulle rinnovabili che è l’incertezza normativa che caratterizza l’iter dei progetti.

La complessa situazione burocratica, fra l’altro, creerebbe quella situazione di opacità che ha facilitato le infiltrazioni mafiose nei grandi lavori e nei grandi appalti del settore.

Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, intervenuto a una conferenza organizzata dall’Anev ha riassunto in breve cosa il governo Letta sarebbe chiamato a fare per recuperare una situazione al momento compromessa:

Per continuare nella crescita delle installazioni si deve intervenire con politiche attente ai territori, come la sostituzione e il repowering degli impianti esistenti, la realizzazione di nuovi progetti di piccola e grande taglia integrati nel paesaggio e poi attraverso impianti off-shore, che nel nostro Paese sono ancora fermi per colpa di procedure che non danno alcuna certezza agli investimenti.

In breve, l’attuale esecutivo dovrebbe operare verso una semplificazione burocratica importante, cancellando i provvedimenti di Passera. Vedremo se queste richieste di Legambiente, di comune accordo con Anev, verranno tenute in considerazione.

14 giugno 2013
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