Più della metà dei siti italiani patrimonio dell’Unesco è a rischio. A lanciare l’allarme l’associazione ambientalista Legambiente, che fa sapere di come 23 località, delle 45 inserite nel prestigioso riconoscimento, siano a forte rischio per colpa dell’abusivismo e del degrado. Un esempio è Noto, piccolo centro nel siracusano, dove ventidue villette abusive sono state poste sotto sequestro dagli agenti della Guardia di Finanza.

Non solo il Sud Italia a rischio. Di recente anche lo straordinario Parco delle Cinque Terre, nel 2011 fermo a 4 vele nella Guida Blu o la Val D’Orcia hanno dovuto fare i conti con attacchi più o meno gravi al proprio status di patrimonio dell’umanità. Addirittura per il piccolo borgo medioevale toscano si è trattato di bloccare ben 96 villette a schiera, costruite appena sotto le mura.

Purtroppo in questi casi il comitato internazionale non può agire direttamente, come spiega Giovanni Puglisi, presidente nazionale della commissione italiana per l’Unesco:

L’Unesco non può fare nulla. Spetta alla Regione decidere come procedere in situazioni di criticità o di abusivismo. L’Unesco può solo successivamente intervenire decidendo se inserire l’area tra i siti in pericolo o, in casi estremi, di espellerlo dal patrimonio.

Questo il rischio maggiore per le nostre aree più belle: venire private del prestigioso riconoscimento, aprendo così la strada a rovine ben maggiori. Una sanzione già applicata alla città tedesca di Dresda, rea di aver approvato un piano urbanistico in contrasto con la salvaguardia delle proprie bellezze.

7 settembre 2011
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