La sperimentazione animale, dopo il caso di Green Hill e delle conseguenti polemiche, colpisce l’opinione pubblica e la politica. L’ultimo partito in ordine di tempo a opporsi a pratiche barbariche contro gli animali – quali appunto la vivisezione – è la Lega Nord. I consiglieri regionali della Lombardia hanno infatti presentato domanda affinché la sperimentazione su esseri viventi sia vietata sull’intero territorio.

Davide Boni e Massimiliano Romeo hanno presentato in mattinata una risoluzione in III Commissione, affinché la Lombardia si impegni a porre fine alle torture animali a scopo di ricerca. La ricca regione del Nord Italia non è di certo una scelta casuale: è proprio qui, in provincia di Brescia, che Green Hill conduce le proprie attività.

Queste le dichiarazioni dei consiglieri, così come riportato da BS News:

«Il documento chiede a Regione Lombardia di sostenere i lavori parlamentari concernenti l’approvazione dell’art. 14 della legge comunitaria, per introdurre prescrizioni più rigide nell’utilizzo di animali nella sperimentazione scientifica, nonché il divieto di allevare animali a tale fine su tutto il territorio nazionale. L’evoluzione culturale ha portato a una maggiore sensibilità verso il benessere degli animali, in particolare nei confronti dei cuccioli. Una percezione che diventa naturalmente più avvertita riguardo agli animali da affezione, divenuti veri e propri compagni di vita per una larga fascia di popolazione. Attraverso questa risoluzione, Regione Lombardia, oltre a sostenere l’attività del Parlamento, si deve impegnare a predisporre adeguate misure per favorire il progressivo abbandono dell’utilizzo di animali nella sperimentazione e ricerca, sostituendolo con metodi alternativi dove vi sia la possibilità.»

La vicenda di Green Hill è da diverso tempo al centro delle attenzioni della cronaca, ma la sua rilevanza è diventata praticamente nazionale con la liberazione, il mese scorso, di alcuni Beagle da parte degli attivisti animalisti. Pare che molti di questi cani, di cui non si conoscono le famiglie adottive per ragioni di privacy, fossero in condizioni preoccupanti, con cicatrici che attraversavano i loro corpi dal ventre al collo.

8 giugno 2012
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