È un argomento che ritorna spesso d’attualità. Parliamo dello smaltimento delle scorie nucleari e della non meno spinosa questione del loro trasporto. Problema anche italiano, visto che riguarda le stesse centrali in via di smantellamento nel nostro Paese. Non molto tempo fa, appena dopo il referendum, la questione era stata riportata in auge da Greenpeace. Oggi è Repubblica a farne l’argomento di uno speciale davvero interessante e ricco di spunti.

Sotto occhio soprattutto la centrale di Saluggia, da cui partono ciclicamente piccoli ma pericolosissimi carichi di scorie dirette in Francia, a Le Hague, per il riprocessamento. Il viaggio attraversa il Piemonte sia su gomma, sia, soprattutto, via treno. Treni speciali, senza dubbio, con vari vagoni “cuscino” ed altre misure di sicurezza. Capita però che né il personale ferroviario italo-francese né i passeggeri che si trovano ad essere a fianco del treno “nucleare” – magari durante le soste alla stazione – siano informati di quanto stia succedendo. Tanto da allarmare il sindacato francese di settore, che lamenta poche garanzie per i lavoratori.

Numerose le forme di proteste da parte di ambientalisti – da Greenpeace a Legambiente – che provano a fermare i convogli in tutti i modi. Ciò che contestano è l’opportunità stessa di un riprocessamento delle scorie all’estero, visto che poi dovranno comunque tornare in Italia, per quanto “ridotte” in dimensioni.

Ma oltre che “pratico”, quello di uno smaltimento conveniente delle scorie resta un problema teorico. Come ricordato da Marcel Coderch, segretario dell’Associazione e docente al MIT di Boston:

Le scorie ad alta radioattività prodotte da una centrale nucleare in un anno rappresentano un piccolo volume e un grande problema: a oltre mezzo secolo dallo sviluppo di questa tecnologia ancora non si sa cosa farne.

Cordech ha, poi, preferito chiarire la propria posizione anche in merito alla presunta “convenienza” del nucleare, più volte espressa anche dal nostro governo:

nel 1979 Wall Street ha imparato una lezione che non ha più dimenticato: in novanta minuti un attivo di due miliardi di dollari, il valore della centrale nucleare di Three Mile Island, si è trasformato in un passivo di un miliardo di dollari, il costo delle operazioni di smantellamento del reattore distrutto dall’incidente. Da allora gli americani si sono fermati perché ritengono il nucleare troppo rischioso e troppo caro.

Gli impianti attuali sono stati costruiti da chi riteneva accettabile un incidente ogni dieci anni avendo mille reattori in attività, quanti ce ne sarebbero in caso di uno sviluppo della tecnologia.

Per concludere, fa sorridere la decisione di sospendere e deviare il percorso dei treni “nucleari”, con lo scoppio della protesta in Val di Susa. Chissà se si temeva di più per la salute dei valsusini manifestanti o che, subendo una contestazione, il problema delle scorie “via treno” diventasse di dominio pubblico.

12 luglio 2011
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I vostri commenti
Tignusu, giovedì 14 luglio 2011 alle17:04 ha scritto: rispondi »

Interessante il tuo commento FABIBO.... ma che c'entra con l'articolo?

FABIPO, giovedì 14 luglio 2011 alle15:31 ha scritto: rispondi »

non finanziate FONDAZIONE VERONESI,  IL DOTTORE DELLA MORTE LI USA PER LA PROPAGANDA A FAVORE DEL NUCLEARE   SENZA DESTINARE UN MINIMO DI SOSTEGNO AI BAMBINI BIELORUSSI PERCHE SONO AFFETTI DA GRAVISSIME PATOLOGIE NONCHE TUMORI DI CUI LUI E IL SUO STAFF NEGANO L'ORIGINE: LA CENTRALE DI CERNOBYL   NON ERA SERIO NEPPURE NELLA CAMPAGNA ANTI-SIGARETTE LI PROPAGANDAVA CON LE DONAZIONI  IL GOVERNO DEL MOMENTO DIFENDENDO SOTTO IL NOME DELLA SALUTE LA GRANDE STANGATA CHE IL GOVERNO STAVA ATTUANDO

Sad, martedì 12 luglio 2011 alle19:21 ha scritto: rispondi »

la tav deve essere costruita.

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