Se continuano a crescere ai ritmi attuali, nel Regno Unito le energie rinnovabili supereranno il nucleare entro il 2018 e già a partire dal 2015 copriranno il 10% dei consumi delle famiglie britanniche. A dirlo è un nuovo studio dell’associazione Renewable UK, anticipato dal quotidiano The Guardian.

Si parte dai ritmi attuali: investimenti nell’eolico offshore per 1,5 miliardi di sterline, in crescita del 60%, nel 2011 ma anche una forte opposizione da parte del partito conservatore all’ulteriore sviluppo delle rinnovabili. Più di cento deputati Tory, ad esempio, hanno firmato una mozione contro la possibilità di installare nuovi parchi eolici nel Regno Unito. Ma nonostante la loro opposizione l’eolico onshore è tornato a crescere per la prima volta dal 2008.

John Hayes, il nuovo ministro inglese dell’Energia, in passato aveva criticato i parchi eolici. Ma, rispondendo al Guardian, si è dichiarato fiero dell’industria eolica britannica:

Investire in tecnologia all’avanguardia è molto British. Sta tutto nel trovare il supporto delle comunità locali, questa è la chiave del successo.

Se le cose stanno veramente così allora l’eolico tornerà a crescere realmente nel Regno Unito, anche alla luce del recente sondaggio di ICM Research che ha messo in luce come alle comunità locali non dispiaccia affatto avere un impianto di energia rinnovabile dietro casa pur di partecipare ai ricavi.

Lo stesso sondaggio, però, ha anche evidenziato come i cittadini non gradiscano lo sfruttamento dello shale gas, neanche pagati. E questo non è da poco perché proprio in UK il dibattito sul gas di scisto è accesissimo e lo stesso ministro Hayes sponsorizza una corposa defiscalizzazione delle attività estrattive di idrocarburi non convenzionali. Ma, in tempi di crisi, i soldi non bastano per tutti: o si incentiva il gas o le rinnovabili.

La nuova Strategia Energetica di Hayes verrà discussa la settimana prossima ed è assai probabile che slitterà a fine novembre. Bisogna trovare la quadra tra i Tory: con cento deputati contrari alle rinnovabili e un fiscal credit in vista per lo shale gas è meglio non avere fretta, se non si vuole passare per il Governo e il Parlamento meno eco-friendly della storia del Regno Unito.

In tutto questo, però, il Parlamento ha già nominato Peter Lilley nella Commissione sull’Energia e il Clima. E Lilley è un noto e accanito contestatore delle teorie del global warming, uno scettico patentato e universalmente riconosciuto. Prima di entrare in Parlamento è stato analista finanziario sulle questioni energetiche per la W. Greenwell & Co e da quando è deputato si è fatto un nome per le sue lotte contro le rinnovabili e a favore della legalizzazione della marijuana.

Sembra abbastanza evidente, quindi, che il panorama politico inglese non è proprio chiaro e netto sulla questione energetica e tutto ciò potrebbe scoraggiare gli investimenti. Big del settore eolico come Siemens, General Electric e Mitsubishi vorrebbero aprire nuovi stabilimenti produttivi nel Regno Unito, ma hanno già fatto capire che non poseranno una sola pietra fino a quando dal Governo non arriverà una posizione univoca e definitiva.

E, probabilmente, fanno anche bene visto che il ministro delle Finanze, George Osborne, insiste da parecchio sulla costruzione di 20 nuove centrali a metano. Che, però, saranno convenienti solo se ci sarà un boom dello shale gas pari a quello americano. Boom che, a sua volta, ha bisogno della defiscalizzazione di cui sopra, del tutto incompatibile con un supporto pubblico alle rinnovabili.

Se continuano a crescere ai ritmi attuali le rinnovabili supereranno il nucleare entro il 2018, dice Renewable UK. Ma tra il dire e il fare, come si può ben capire, nel Regno Unito c’è di mezzo un enorme mare conservatore.

31 ottobre 2012
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