Le rinnovabili non sostituiranno il petrolio secondo ENI

L’ENI benedice la politica del taglio degli incentivi al fotovoltaico del governo Monti e lancia un monito: con le rinnovabili non si sostituiscono gli idrocarburi come il gas e il petrolio. Che ENI, che di mestiere tratta il greggio da qualche decennio, non veda di buon occhio la cavalcata delle energie rinnovabili non è affatto strana.

La posizione del cane a sei zampe è stata espressa dal suo presidente, Giuseppe Recchi, nel corso del convegno Energythink di Venezia, organizzato dalla stessa ENI in collaborazione con Legambiente:

e’ un tema molto dibattuto, perche’ ci si chiede se sia piu’ efficiente il dollaro speso in incentivi al settore o se converrebbe investire nella ricerca

Ma Recchi non ha molti dubbi in merito, affermando che un dollaro investito in incentivi produce un abbattimento delle emissioni di CO2 pari a 10 centesimi, mentre lo stesso dollaro speso in ricerca ne rende altri 11. Difficile capire il ragionamento e, soprattutto, la misurazione della CO2 in centesimi di dollaro. Sul fatto che la ricerca porti sviluppo, invece, sono tutti d’accordo. Poi Recchi continua:

Oggi le rinnovabili non sono in grado di sostituirsi agli idrocarburi e alle fonti tradizionali. Quello che si e’ detto da sempre e’ che bisogna creare delle alternative bilanciate. In Italia siamo stati bravissimi perche’ abbiamo superato in velocita’ qualunque piano, grazie ad una politica di sussidi che venne pensata in un momento in cui la tecnologia aveva un certo costo. Quando il costo si e’ abbattuto si e’ visto che il sussidio era troppo generoso, per cui il governo ha ben pensato di ritarare la sua politica di incentivo.

Nessun accenno, nessun mea culpa, per altre forme di incentivazione come il Cip 6/92 che ha fatto affluire nelle casse delle big del petrolio, ENI compresa, miliardi di euro (1,3 solo nel 2011 secondo l’Autorità per l’Energia) negli ultimi vent’anni. Che le rinnovabili non possano sostituire gli idrocarburi, invece, è ovvio almeno fin tanto che l’attuale sistema economico continui ad essere basato sulle fonti fossili.

E’ abbastanza inutile ricordare che fino a quando l’Italia sarà piena di distributori di benzina, molti dei quali ENI, e povera di colonnine di ricarica per auto elettriche non cambieremo mai la situazione. Come anche è abbastanza inutile ricordare che l’Ente Nazionale Idrocarburi non è esattamente il più titolato a parlare di equilibrio delle fonti energetiche, vista la sua strategia “a tutto gas” che ha portato l’Italia a dipendere pesantemente dalle importazioni di idrocarburi esteri.

E, a proposito di importazioni, sempre Recchi benedice anche la proposta del ministro per lo Sviluppo EconomicoCorrado Passera di sfruttare ulteriormente i giacimenti italiani:

Noi pensiamo che se le riserve si riducono e alla luce di una difficolta’ di accedervi, sia un peccato non utilizzare riserve altrimenti disponibili, sempre che siano risolti tutti i problemi ambientali. Spesso l’Italia adotta restrizioni ambientali superiori a qualsiasi altro paese del mondo. Io sono favorevole all’attenzione all’ambiente, ma ci sono delle prese di posizione frutto di reazioni emotive a grandi incidenti, come Macondo, dopo il quale l’Italia e’ l’unico paese rimasto con delle limitazioni sulla distanza dalla costa piu’ restrittive di altri paesi anche per l’estrazione del gas che invece tradizionalmente non da’ problemi in caso di incidenti. Siamo sempre i primi a reagire con grande emozione e forse e’ giusto. Poi rimaniamo prigionieri dell’emozione e non la risolviamo con un quadro tecnico

Ottimo assist per i colleghi di Shell, che in questi giorni stanno sperimentando la forte opposizione del territorio alle trivellazioni petrolifere nel Cilento a pochi metri dal confine del Parco Nazionale del Vallo di Diano.

Ma a Venezia, al convegno ENI-Legambiente, c’era anche Faith Birol, direttore degli studi economici della International Energy Agency (IEA). Birol ha pronunciato parole che, come le medaglie, hanno due facce:

Oggi abbiamo il barile di petrolio a 125 dollari, un prezzo molto alto che spinge in ‘zona rossa’ le economie dei paesi importatori, fra cui l’Italia. Le tensioni in Medio Oriente hanno un impatto, ma l’era del petrolio a basso costo e’ finita. Anche senza tensioni vedremmo prezzi alti per il petrolio. Per questo dobbiamo accelerare la corsa verso le nuove tecnologie

Quando Birol afferma che l’epoca del petrolio a basso costo è finita sembra quasi un teorico del Picco o un membro dell’ASPO. Quando aggiunge che servono nuove tecnologie, invece, la mente viaggia veloce verso nuove forme di sfruttamento dei bacini.


Come l’iniezione di CO2 sequestrata dalle centrali a carbone, l’estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose o, nel caso del metano, il fracking dello shale gas che tanto fa paura per le sue ricadute sull’ambiente. Volete sapere cosa ne pensa Faith Birol dello shale gas? Ne ha parlato a fine novembre in una intervista rilasciata al portale Agi Energia (che, manco a dirlo, è di proprietà di ENI):

Credo che l’ostacolo principale sulla strada di un’eta’ dell’oro del gas siano i problemi legati all’inquinamento ambientale a livello locale. Lo shale gas ha forti implicazioni legate alla contaminazione dell’acqua, bisogna utilizzare diversi componenti chimici per estrarre il gas dalle rocce tramite il ‘fracking’ e cio’ causa numerosi problemi ambientali in molti paesi. Questo problema puo’ essere comunque superato sulla base delle tecnologie esistenti ma bisogna applicare le migliori a disposizione

14 marzo 2012
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I vostri commenti
Cosimo Amoroso, giovedì 15 marzo 2012 alle8:45 ha scritto: rispondi »

Eni tira l'acqua al suo mulino. Siamo noi che dobbiamo fare nel piccolo e nel grande un ribilanciamento intelliggente. Per gli incentivi sul fotovoltaico. Se qualche anno fa il costo dei pannelli era X e il governo decise di aiutare il settore a svilupparsi con una quantità Y di incentivo, NON VEDO NULLA DI STRANO CHE SE X E' CALATO DEBBA CALARE PURE Y (gli incentivi). Al massimo li rimodulo per favorire al massimo la copertura dei tetti civili e industriali che sono abbondantissimi in modo da risanare situazioni di fatiscenza, di bonificare amianto, di risparmiare territorio e sopratutto trovandosi i tetti in zone urbanizzate RISPARMIARE SU NUOVE RETI DI TRASMISSIONE  dato che l'energia prodotta sarà utilizzata per auto consumo. Questo mi pare intelligente non gridare solo NO e al complotto contro le rinnovabili

Eko Logicamente, giovedì 15 marzo 2012 alle8:43 ha scritto: rispondi »

Gentili Signori di Green Style, trovo i contenuti di questo sito molto interessanti e quando ho tempo vi leggo con piacere.   Quello che trovo intollerabile è il vostro nuovo sistema di imporre la pubblicità mentre leggo gli articoli: oltre che fastidioso di per se stesso, interrompe la lettura e porta via troppo tempo. Se questo sistema non verrà modificato, mi priverete del piacere di leggervi.

hal, mercoledì 14 marzo 2012 alle17:13 ha scritto: rispondi »

se lo dice ENI allora...

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