Le rinnovabili nel sud Italia quadruplicheranno nel 2020

Le energie rinnovabili in Italia crescono a ritmo estremamente sostenuto, ma se diamo uno sguardo ai dati delle regioni meridionali scopriamo che la crescita è ancora più veloce. Rispetto all’energia prodotta da fonte rinnovabile nel 2010, pari a circa 10 TWh, il sud Italia potrebbe raggiungere la cifra di 38,4 TWh nel 2020. Cioè quattro volte tanto.

Questi numeri emergono dal Rapporto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nel Mezzogiorno, realizzato dalla Conferenza delle Regioni nell’ambito del Programma operativo interregionale (Poi) energie rinnovabili 2007-2013. Le regioni interessate sono solo quelle meridionali inserite nel cosiddetto “obiettivo convergenza“: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Basilicata.

Dal rapporto emergono anche dati già noti, come il primato della Puglia nelle rinnovabili e in particolare nell’energia fotovoltaica ed eolica: su 76.000 impianti fotovoltaici allacciati alla rete al 10 febbraio 2012 in tutto il Mezzogiorno, infatti, circa 23.000 sono in Puglia. Nel 2010 erano 15.000 in meno. Nella classifica di tutte le regioni del centro-sud dopo la Puglia seguono Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria, Abruzzo, Basilicata e Molise.

Numeri inferiori, ma pur sempre molto buoni, anche per le altre rinnovabili come l’energia eolica. Il Programma operativo interregionale energie rinnovabili 2007-2013, per questo, ha il compito di portare le regioni dell’obiettivo convergenza ai vertici della produzione nazionale di energia rinnovabile. Per farlo ha anche una buona dotazione economica, pari a 1,6 miliardi di euro.


Viste le prospettive di crescita di eolico e fotovoltaico nel sud Italia, però, è giunto il momento che Terna acceleri i suoi piani di sviluppo e ottimizzazione della rete elettrica ad altissima tensione in queste regioni. Tra pochi anni, infatti, si dovranno gestire grandi quantità di energia rinnovabile discontinua e in parte imprevedibile e una robusta rete elettrica fondamentale per evitare che tutta questa energia venga sprecata o, peggio ancora, metta in crisi il sistema elettrico nazionale.

2 marzo 2012
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