Supercomputer ad elevata capacità elaborativa per tracciare gli scenari futuri del mutamento climatico.

Nasce dotato di questa avanzata provvista tecnologica il nuovo Centro di Supercalcolo del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici), inaugurato a Lecce il 30 gennaio presso il complesso Ecotekne.

Nello specifico, l’infrastruttura di calcolo acquisita dall’ente di ricerca italiano, promosso dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, comprende due sistemi cluster, l’uno ad architettura vettoriale composto da nodi NEC della serie SX-8R e SX-9, il secondo scalare con nodi IBM basati su processori Power6, in grado di raggiungere una potenza di picco aggregata di 30 Tflops pari a circa 30 mila miliardi di operazioni al secondo.

Dati che riescono a rendere bene l’idea del grande potenziale a disposizione, arricchito peraltro da uno spazio di storage di quasi 500 Tbytes e da una tape library da 1PBytes.

Le informazioni elaborate dalla piattaforma di supercalcolatori verranno condivise in rete dai vari centri componenti il CMCC, nelle cui sedi, dislocate in sei città d’Italia, sono distribuite le funzioni dell’intera filiera degli studi sui cambiamenti climatici.

Grazie alle nuove potenti macchine e ad un sempre più efficiente networking sarà possibile migliorare la collaborazione interdisciplinare del personale al servizio dell’istituto e raffinare la valutazione sugli effetti del climate change in diversi ambiti (economico, agricolo ecc.), realizzando modelli con più alto grado di accuratezza e definizione.

Il presidente del CMCC, Antonio Navarra, afferma

Il Mediterraneo è stato fino ad oggi una macchia sfocata mentre ora possiamo aprire nuovi spazi di ricerca e simulazione su quest’area, analizzarne i futuri cambiamenti climatici e i relativi impatti. Comunque la nostra ricerca non si limita al Mediterraneo, ma è applicata anche in altre aree; una di queste applicazioni, ad esempio, riguarda il maggiore dettaglio con cui riusciamo a vedere i probabili comportamenti degli uragani tropicali in termini di frequenza, distribuzione e intensità. I risultati di tali investigazioni possono essere molto interessanti per tutta l’opinione pubblica, non solo per la comunità scientifica

3 aprile 2009
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