Quanto sta accadendo in Giappone, in particolare a Fukushima, ha portato alcuni rappresentanti delle istituzioni nostrane a rivedere la propria posizione in merito alla possibilità di realizzare nuovi impianti nucleari in Italia. Anche tra le regioni che lo scorso anno avevano ben accolto l’ipotesi avanzata dal governo di installare le nuove centrali sul proprio territorio, ovvero Lombardia, Piemonte, Campania e Veneto, si registrano i primi dietrofront.

Luca Zaia (Lega Nord) ha rivisto la propria posizione e opposto il suo no al progetto, dichiarando che fino a quando ricoprirà il suo ruolo non saranno installati nuovi reattori in Veneto, in quanto la morfologia della regione non presenta le caratteristiche necessarie. Dello stesso parere Stefano Caldoro (PdL), che si rimette alla decisione degli esperti per quanto riguarda la Campania, ricordando però che “In Italia vi è un gap energetico da colmare e, per questo motivo, non bisogna effettuare scelte ideologiche”. Questo nonostante, secondo quanto riportato da Repubblica, ieri si sia registrata una scossa del terzo grado proprio nei pressi di Benevento.

Cauto sul tema anche Roberto Formigoni (PdL) per la Lombardia, che ha parlato di rischi ben più contenuti rispetto al Giappone in termini di sismicità del territorio. “La nostra regione è autosufficiente per quanto riguarda la produzione di energia”, ha dichiarato, “e di questo bisognerà tenere conto quando si penserà a dove far sorgere le nuove centrali”.

Per il Piemonte si è pronunciato Roberto Cota (Lega Nord), con un discorso del tutto simile a quello già riportato per il Veneto: “Dire no in questo momento al nucleare sarebbe da ipocriti, anche perché ci sono molte centrali francesi vicine al nostro territorio, ma il Piemonte non offre caratteristiche adatte a ospitare nuovi impianti”. Il terremoto in Giappone, a quanto pare, deve aver aperto gli occhi su caratteristiche dei territori fino a pochi giorni fa sconosciute ai suoi rappresentanti.

Meno preoccupato invece Raffaele Lombardo (Movimento per le Autonomie), che dalla Sicilia ricorda come il rischio sismico in Italia sia di gran lunga inferiore rispetto a quello che interessa il paese nipponico. Emilia Romagna, Puglia, Lazio, Toscana e Basilicata restano invece coerenti con la posizione assunta in passato, continuando ad opporre il proprio secco no all’ipotesi di un ritorno al nucleare.

16 marzo 2011
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ROBERTO GRAVINESE, mercoledì 16 marzo 2011 alle12:31 ha scritto: rispondi »

GENTILISSIMA STEFANIA PRESTIGIACOMO LE SOTTOPORREI 2 DOMANDE 1)MA HA IDEA DEL DANNO CHE IL SUO MINISTERO SE COSI' PERSISTESSE ,NEL PROMUOVERE IL NUCLEARE ARRECHEREBBE ALLA SALUTE PUBBLICA? 2)MA E' DAVVERO COSI' MIOPE DA NON RENDERSENE CONTO ,O GLI INTERESSI DELLE LOBBI NON CONSIDERANO CON UN PIZZICO DI MORALE IL BENE DI COLORO CHE VI PAGANO LO STIPENDIO? CONCLUDO CHE IL MIO PIU' GRANDE DESIDERIO E' CHE QUESTO GOVENO TORNI A CASA CON LA PIU' SEVERA DELLE PUNIZIONI ELETTORALI AH SCUSATE, NON STRUMENTALIZZATE IL MIO DISSENSO COME SIETE BRAVI DI SOLITO FARE ,DICENDO CHE ESISTE UNA SINISTRA SOVVERSIVA ,PERCHE' PER MIA GRANDE SFORTUNA VI HO SEMPRE VOTATI,MA IN QUESTO MAGNIFICO PAESE SE SI VUOL LAVORARE DEVE ESSERE GESTITO DA UN GOVERNO DI SINISTRA ,INOLTRE LE CONSIGLIEREI DI FARSI UN' ESAME DI COSCIENZA TUTTE LE SERE PRIMA DI ADDORMENTARSI ,PENSANDO A COLORO CHE IL SUO AMICO ROMANI E LEI AVETE ROVINATO CON ZERO STIMA LA SALUTO CORDIALMENTE ROBERTO GRAVINESE

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