L’obesità è una condizione che comporta una lunga serie di svantaggi. Dal punto di vista estetico a quello salutare, di controindicazioni per l’eccesso di peso ce ne sono tante, ma oggi ce n’è una in più. A quanto pare, secondo lo studio della Université de Montréal’s School of Public Health, chi è obeso è maggiormente esposto agli effetti dell’inquinamento. Per la precisione, le persone che sono in sovrappeso o obese, a seconda della gravità della loro condizione, sono esposte dal 7 al 50% in più agli agenti inquinanti presenti nell’aria rispetto a chi ha un peso nella norma.

La stessa situazione vale anche per i bambini, i cui tassi di esposizione agli inquinanti sale dal 10 al 24%. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Risk Analysis, prende in esame le persone obese di classe 2, cioè quelle con un BMI da 35 a 39,9, circa il doppio rispetto al normale. Secondo il dr. Pierre Brochu queste persone inalano ogni giorno 24,5 metri cubi d’aria, ovvero circa 8,2 metri cubi in più di un adulto normopeso. In quest’aria circa il 50% di ciò che inaliamo è composto da sostanze inquinanti come ammoniaca, anidride solforosa, ozono e biossido di azoto. Oltre alle conseguenze note dell’inquinamento, prima fra tutte il tumore, questi agenti sono anche irritanti respiratori che possono provocare malattie diverse dalle neoplasie.

Lo studio del dr. Brochu ha analizzato 1900 volontari di età compresa tra 5 e 96 anni nell’arco di oltre un decennio, e ha notato come, attraverso analisi del sangue e delle urine, si potesse confermare la teoria secondo la quale più aumenta il peso e maggiori sono la quantità di agenti inquinanti che circolano nel corpo. Ma se in un adulto la situazione è preoccupante, in un bambino è ancor di più un’emergenza in quanto i bambini hanno un metabolismo accelerato e, in base al loro basso peso corporeo, respirano più ossigeno in relazione con gli adulti. Il dubbio che ora il dottor Brochu vuole risolvere è se questo fattore può indurre malattie respiratorie come asma e altre malattie polmonari che possono manifestarsi da adulti.

5 febbraio 2014
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