La sostenibilità ambientale e l’attenzione al riciclo passa anche dai rifiuti fisiologici dell’uomo. Sono molti i progetti internazionali che, tramite il trattamento delle feci, ricavano energia rinnovabile o combustibili ecologici. Oggi uno studio canadese, per un’università ONU, conferma la bontà di queste iniziative: dalle deiezioni umane si potrebbero alimentare 138 milioni di case.

Un valore di 9,5 miliardi di dollari l’anno, a cui si aggiungono altri due milioni dalla lavorazione degli scarti come combustibili. Sono queste le cifre dell’analisi dell’Istituto canadese per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute. Dei vantaggi evidenti non solo in campo energetico e ambientale, ma anche sul fronte della salute: una migliore gestione delle deiezioni, infatti, garantisce acque più pure e meno veicoli d’infezione.

Lo studio propone di trasformare le deiezioni umane in biogas, ovvero un combustibile che si ottiene dalla fermentazione delle feci in un ambiente anaerobico. Considerato come la situazione delle fognature mondiali sia ancora drammatica, soprattutto in paesi come l’India dove circa il 60% della popolazione defeca all’aperto, si potrebbe produrre tra i 200 e i 378 milioni di dollari in biogas, il tutto bonificando e depurando le zone affette. Purificare le falde, evitando l’abbandono di rifiuti fisiologici all’aperto, ridurrà inoltre la diffusione di malattie come la diarrea, una vera e propria piaga per le popolazioni più povere.

Gli esperimenti di successo, d’altronde, non mancano: dall’autobus alimentato unicamente a feci, passando per motocicli e sistemi di auto-sostentamento degli zoo, il recupero degli escrementi umani e animali si è dimostrato un settore virtuoso, fonte di energia pulita, ma anche di occupazione e guadagno. Zafar Adeel, direttore dell’istituto canadese che ha condotto lo studio, ha così commentato:

Quando si tratta di creare miseria e povertà, la cattiva gestione dei rifiuti umani ha pochi rivali. Cambiando il paradigma di questa gestione, potremmo creare sviluppo, proteggere l’ambiente e ridurre i problemi igienico-sanitari che sono la causa di un decimo delle malattie mondiali.

5 novembre 2015
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